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I migliori dischi del 2016 – Parte II

dischi 2016

Eccovi il secondo e ultimo capitolo della nostra raccolta con i migliori dischi del 2016.

Radiohead – A Moon Shaped Pool

I Radiohead sono una di quelle band che porta sulle spalle un grosso fardello: la pressione di una carriera che ha regalato al nutrito stuolo di convinti estimatori album dal peso non indifferente. E questo tipo di sostenitori non permette passi falsi o eccessi di presunzione (vedi l’ingiustamente criticato ‘The King Of Limbs’ e i suoi esperimenti elettronici). Ma il loro ritorno con il decimo album ‘A Moon Shaped Pool’ spegne sicuramente ogni possibilità di vedere in Thom Yorke e compagni una band in fase calante. Il disco è solido e già all’apertura sancita da ‘Burn The Witch’ capiamo che i Radiohead fanno sul serio. ‘A Moon Shaped Pool’ è un disco onesto, quello che i Radiohead sanno fare meglio e a conclusione del primo ascolto viene già voglia di rientrare in quell’atmosfera intimista e avvolgente che rapisce da subito. Perché quello che chiediamo, in fondo, alla Musica è di emozionarci e i Radiohead non tradiscono questa ingombrante aspettativa.
Tracce imperdibili: ‘Burn The Witch’, ‘Daydreaming’, ‘Glass Eyes’, ‘Present Tense’

ANOHNI – Hopelessness

Siamo alle solite: per chi non se ne fosse ancora accorto il 2016 sancisce una volta per tutte la vittoria di due generi ben codificati, l’universo rap/hip-hop e quello dell’elettronica diventata oramai di consumo. È questo secondo territorio che la leader degli Antony And The Johnsons decide di percorrere cambiando anche nome e quindi identità al progetto. E per farlo si avvale della collaborazione di due nomi che quel territorio lo conoscono bene da anni ormai: Hudson Mohawke e Oneohtrix Point Never. I preziosissimi testi della cantante britannica possono dormire sonni tranquilli riposando su beat solidi prelevati direttamente dal dancefloor. Un disco intenso che potrebbe inizialmente trovarvi impreparati ma che cresce ascolto dopo ascolto.
Tracce imperdibili: ‘Drone Bomb Me’, ‘4 Degrees’, ‘I Don’t Love You Anymore’, ‘Marrow’

Frank Ocean – Blonde

Secondo album in studio per l’acclamatissimo Frank Ocean. Sì perché dopo l’uscita di quell’autentico capolavoro della musica R’N’B di questi anni ’10 che è stato il suo esordio ‘Channel Orange’, il suo secondo lavoro è stato preceduto da un’attesa spasmodica alimentata dall’ormai famosissimo hype generato dai social. ‘Blonde’ avrebbe dovuto eguagliare se non superare il suo predecessore e vogliamo subito dirlo: non è stato così. Questo perché ‘Blonde’ è un lavoro decisamente più sperimentale che si ancora nuovamente e saldamente all’R’N’B e alla Soul ma percorrendo strade impervie e non facilmente condivisibili. Il disco non colpisce al primo ascolto, merita tempo e fiducia anche per la sua relativa lunghezza. Ma Frank Ocean, che a dispetto della fama attirata a sé, rifugge totalmente il clamore mediatico è un artista che va semplicemente lasciato lavorare perché ha il coraggio di prendersi responsabilità notevoli come lo è d’altronde il suo ‘Blonde’
Tracce imperdibili: ‘Nikes’, ‘Pink+White’, ‘Nights’, ‘White Ferrari’

https://www.youtube.com/watch?v=U6JuKJEqnzo

Tim Hecker – Love Streams

La musica classica può avere un futuro? Chiedetelo al canadese Tim Hecker. L’ottavo lavoro in studio del compositore di Vancouver non può e non deve essere definito solamente un disco ambient perché è ormai chiaro quanto questa etichetta risulti, nel suo caso, limitante. ‘Love Streams’ è una liturgia religiosa in senso lato: quale servizio rendere a Dio nel momento in cui ci rendiamo conto che non sappiamo a che Dio rivolgerci? ‘Love Streams’ è una raccolta di sonate che lacerano e paralizzano, non si ha quasi il coraggio di avventurarsi nel baratro glaciale evocato dalle undici tracce del disco. Anche questo un disco che deve essere metabolizzato e che va ascoltato in devoto silenzio, senza distrazioni.
Tracce imperdibili: ‘Obsidian Counterpoint’, ‘Music Of The Air’, ‘Violet Monumental II’, ‘Black Phase’

Kaitlyn Aurelia Smith – EARS

La doppia uscita dell’artista statunitense conferma la prolifica attività di questa moderna pioniera della Musica sintetica. Se è vero che ‘Sunergy’, lavoro uscito nel Settembre 2016 in collaborazione con un’altra virtuosa dei sintetizzatori Suzanne Ciani, è stato scelto da molti come una delle migliori produzioni del 2016, in questa sede preferiamo dare altrettanto risalto a ‘EARS’, uscito in Aprile. Metaforicamente l’ascolto del disco potrebbe essere paragonato a quei momenti in cui pronunciamo la fatidica frase “ho visto la vita passarmi davanti agli occhi”. Per quanto si tratti di una raccolta di tracce che potremmo simbolicamente definire “artificiali”, non c’è niente di più reale nei paesaggi rarefatti concepiti musicalmente dalla Smith. D’altronde la stessa artista, che ha composto ‘EARS’ con il sintetizzatore analogico Buchla Music Easel, ha avuto modo di dichiarare “Credo che il sintetizzaore Buchla abbia il suono più umano possibile.” Spetta, dunque, a voi scovare in questo disco tutta l’umanità evocata da Kaitlyn Aurelia Smith.
Tracce imperdibili: ‘First Flight’, ‘Envelop’, ‘Arhropoda’