Italia’90, nell’estate romana dei mondiali, lungo il Tevere, tra panini e birra, una varia umanità assiste ai calci di rigore con l’Argentina, mentre sullo sfondo l’automobile con il cadavere di Leandro Saponaro, produttore fallito, cola a picco da un ponte. L’amante della vittima, ragazza stile coccodé, dice che a ucciderlo sono stati tre giovani aspiranti sceneggiatori che, arrestati nella notte, al comando dei carabinieri daranno la loro versione dei fatti. Il tempo si riavvolge a qualche giorno prima, quando Antonio, messinese cinephile dal linguaggio forbito, Luciano che morde la vita, guascone della Piombino operaia ed Eugenia, che è in lutto per la sua vita, rampolla di buona famiglia e dedita alla chimica per sostenersi, partecipano come finalisti al Premio Solinas. Dopo la consegna del premio, attribuito ad Antonio, Eugenia invita i due compagni d’avventura a rimanere a Roma, nella sua mansarda con vista.

Prende così il via la piccola storia di tre ragazzi con tanti sogni e la vita davanti che si incardina nella storia grande, anzi grandissima del cinema italiano e dei grandi maestri; un cinema già un po’ in crisi e già risucchiato dal piccolo schermo. I giorni dei mondiali diventano il contesto spazio-temporale di una narrazione che vede i tre sceneggiatori in erba inseriti in un ampio affresco in cui i mostri sacri sono una casta dal passato fulgido, ma affaticata dagli anni, e che resiste tra generosità e trivialità, tra cultura e ignoranza. Sono gesti di magnifici in declino o di patetici truffatori, prossimi al baratro. Ma è anche il tempo degli ultimi balli (è riconoscibile un ministro) di una politica corrotta che, terminata Tangentopoli, muterà solo il piumaggio; ma questo accadrà ben più avanti e fuori schermo.

Senza soluzione di continuità dal piccolo al grande, il film ricorda e ripercorre, come in un romanzo di formazione, le declinazioni e le variazioni tra realtà e finzione delle esperienze dei suoi sceneggiatori: lo stesso Virzì, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo. Ma è forse proprio questo affondare nei propri ricordi per metterli insieme e articolarli in un organico racconto di memoria, finzione e storia a renderne scivolosi alcuni passaggi: qualche gomitata un po’ grezza, i tre protagonisti alquanto prevedibili e un po’ troppo standardizzati e una sovrabbondanza per includere tutto, con un gioco d’alternanza tra primo piano e sfondo. La massima perdita di quota la si raggiunge con la rappresentazione del regista militante che vive come un clochard fuori dal tempo in uno scantinato. Il tempo che passa sostituisce la sensuale Anita dalle vesti fascianti che chiama Marcello, con un’anziana diva, interpretata da una generosa Ornella Muti, che solleva il suo vestito rosso per mostrare l’assenza di biancheria intima.

Le porte appena accostate dei maestri risucchiano ciò che di buono si può acciuffare dai giovani talenti. Sembrano disumani, ma poi scavi e scavi e lo sono; Virzì racconta con tenerezza e irriverenza di un cannibalismo a doppio senso e la ricerca strenua per portare a casa la preda. Il passaggio del testimone avviene attraverso il conflitto: i grandi maestri fanno soffrire, si concedono poco e feriscono molto, ma insegnano cose fondamentali. Occhi fuori dalla finestra!, dicono, ma la meraviglia de La pazza gioia qui non c’è.

Titolo originale: Notti magiche
Conosciuto anche come:
Nazione: Italia
Anno: 2018
Genere: Commedia
Durata: 125′
Regia: Paolo Virzì
Cast: Ornella Muti, Jalil Lespert, Giancarlo Giannini, Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Giulio Scarpati, Simona Marchini, Tea Falco, Marina Rocco, Paolo Sassanelli, Annalisa Arena, Eugenio Marinelli, Emanuele Salce, Andrea Roncato, Giulio Berruti, Ferruccio Soleri, Paolo Bonacelli, Regina Orioli, Ludovica Modugno
Produzione: Lotus Productions, Rai Cinema, 3 Marys Entertainment
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 08 Novembre 2018 (cinema)