Che cosa rappresentano gli anziani in una società del futuro: una risorsa, una ricchezza di ricordi e di affetti; oppure solo un peso del quale sbarazzarsi al più presto possibile?
“Gli anziani non sono merce”; “Ridateci mio nonno”: queste sono alcune delle scritte clandestine che si leggono sui muri in Brasile, allorquando in un futuro distopico (ma verosimilmente non del tutto utopico) una legge obbliga tutte le persone con più di 75 anni a lasciare il proprio posto di lavoro ai giovani per incrementare la produttività. Inoltre gli anziani sono obbligati a abbandonare la propria casa e i familiari per andare in una “colonia” appositamente realizzata da investimenti stranieri. Non è superfluo aggiungere che le regole della colonia rendono ogni anziano un automa inutile e spaesato.
“Si inizia a invecchiare quando si perde la curiosità”, spiega il regista Gabriel Mascaro, e in questo la protagonista, Teresa, è continuamente curiosa. Sembra anzi che la sua curiosità inizi a proprio con l’età avanzata, quando ormai la figlia è adulta e a sua volta madre, e quando finalmente non ha più l’impegno quotidiano del duro lavoro (in un macello, ma non di una carne qualunque, bensì di carne di coccodrillo, emblema della insaziabile brama di distruzione dell’ambiente, in questo caso di una specie protetta).
Sapendo che i giorni prima del trasferimento nella colonia sono ormai contati, Teresa vuole realizzare il suo ultimo e unico sogno: volare. Ma anche questo le è precluso, perché le rigidissime regole impongono che gli anziani siano autorizzati da un parente per fare qualunque cosa. Figuriamoci prendere un aereo!
Nel cercare una via illegale per esaudire quel desiderio, Teresa per la prima volta scopre la vita e vive davvero: vede l’Amazzonia, naviga nelle immense anse del fiume, scopre villaggi e genti sconosciute, si accorge di avere dei talenti (da pilota e da venditrice) che nemmeno immaginava. E si sente sempre più sicura di sé e di voler prendere in mano autonomamente quello che resta del suo futuro.
Un film emozionante e struggente, drammatico ma anche gioioso, grazie alla colonna sonora sempre vivace. Teresa rappresenta la ribellione contro quella sottospecie di vita (viene in mente “Il racconto dell’ancella”) che lo Stato le vuole imporre, mentre lei invece è ancora piena di risorse e di volontà.
Un film con tratti di realismo magico, gioioso che “Mostra anziani come scarti (come ammonisce il Papa) in una società che categorizza le persone a seconda della loro capacità produttiva – spiega il regista – ma anche su desiderio e possibilità di sognare”, che “Mostra il corpo delle persone anziane come di esseri viventi, non pezzi da museo”, e che “vuole mostrare la vita della enorme Amazzonia fuori dagli stereotipi, con le sue contraddizioni, ma anche con la speranza di un futuro possibile”.
Potente interpretazione della grande attrice nativa di Rio de Janeiro Denise Weinberg (classe 1956), con Miriam Socorrás (Roberta), 83 anni, cubana.
Gabriel Mascaro (Recife, 1983) con questo suo quinto lungometraggio è in concorso alla 75° Berlinale, nel 2025, dove è stato insignito dell’Orso d’Argento.





















