C., una giovane donna sui trent’anni, si occupa di tecnica del suono in uno studio di registrazione spagnolo. Un giorno, mentre sta montando l’audio di un film, si accorge di percepire i rumori e le voci con qualche frazione di secondo di ritardo rispetto alle immagini. Questo disturbo, nonostante le analisi mediche non rilevino alcuna patologia, non farà che acuirsi nei tempi a venire, complicando l’esistenza già precaria della protagonista e spingendo quest’ultima ad interrogarsi sulla sua provenienza, le sue esperienze passate e i suoi piani futuri…

Un ritorno in gran forma, quello di Marta Nieto a Venezia: dopo avere vinto il premio come miglior interprete femminile nel concorso di Orizzonti due anni fa con Madre di Rodrigo Sorogoyen, la rivediamo ora protagonista di questo nuovo, bizzarro lavoro presentato alle Giornate degli Autori 2021 e in procinto di sbarcare al Toronto Film Festival: non piu’ nel ruolo di giovane madre tormentata per la scomparsa misteriosa del suo bambino, ma in quello di donna single, non meno turbata dalle difficoltà nel delineare la propria tortuosa traiettoria esistenziale, dai risvolti pure misteriosi.

Parte da un’idea quantomeno curiosa, Out of sync: un’idea scaturita, a detta dello stesso regista (nato e cresciuto a Barcellona e autore di pluripremiati cortometraggi), da un episodio concreto. Nel periodo in cui lavorava come sound designer nella fase della post-produzione di film, Giménez trascorreva infatti ore ed ore in studio a sincronizzare parole e immagini, con il risultato di ritrovarsi, la sera al bar con gli amici, a notare una surreale discrepanza tra i movimenti delle labbra e i suoni prodotti. Da questa deformazione professionale (o allucinazione da burnout) prende il via la strana storia di C., il cui inspiegabile disturbo auditivo assume gradualmente una valenza metaforica suscettibile di numerose interpretazioni, al di là degli intriganti elementi sovrannaturali della trama e a prescindere dalla linea narrativa dove vedremo la protagonista mettersi testardamente alla ricerca delle origini del suo male per poi scoprire dettagli inediti sul proprio passato e sulla propria vera madre, anch’essa dotata dello stesso “superpotere” (ben presto il disturbo di C. assumerà infatti dimensioni piu’ importanti, portandola a sentire esattamente quanto detto in un determinato luogo anche molte ore prima: una facoltà prodigiosa che può portare a rivelazioni piuttosto dolorose…).

C. scopre infatti, innanzitutto, di vivere per così dire “in modalità asincrona”, cioè di non avere un reale contatto con le persone che la circondano e con la sua stessa esistenza, che le sfugge di mano nonostante tutti i tentativi di disciplinato controllo – il che è uno spunto quanto mai attuale nei nostri tempi in cui ci sentiamo sempre “in ritardo” rispetto alle nostre azioni, in un mondo in cui succedono troppe cose e ci bombardano troppi stimoli. L’unica soluzione, forse, è fermarsi, ascoltarsi attentamente e “ri-sincronizzarsi” prima con se stessi, e poi con gli altri, recuperando una presa salda sulla propria vita e sulle proprie scelte, un piacere del vivere “qui ed ora” (bellissima la scena in cui C., appena recuperato il suo normale senso dell’udito, si immerge in un indiavolato e travolgente concerto di percussioni all’aperto, godendone istantaneamente ogni vibrazione). Fino ad arrivare al paradosso del riuscire a “sentire” le cose prima che accadano, come vediamo in un finale che ci riserva una sorpresa inaspettata: C. diventa veramente padrona consapevole degli eventi che la riguardano e può dunque guardare avanti con sicurezza.

Un lavoro curioso e per nulla banale, insomma, che lascia ben sperare in futuri, fruttuosi sodalizi tra Marta Nieto e Juanjo Giménez, qui davvero ben sintonizzati “in sincrono”.