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Paolo Poli a Venezia: il convegno che celebra “sessanta e più anni di diavolerie teatrali”

Lucia e Paolo Poli in Cane e gatto, 1985

A dieci anni dalla scomparsa di Paolo Poli, Venezia gli dedica un convegno che non è soltanto un omaggio, ma un vero e proprio attraversamento critico della sua lunga stagione artistica. Il 14 e 15 maggio 2026, l’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia el’Università degli Studi di Firenze, riporta al centro della scena uno dei protagonisti più irregolari, colti e imprevedibili del teatro italiano del Novecento.

“Paolo Poli, a dieci anni dalla scomparsa: sessanta e più anni di diavolerie teatrali” è il titolo di un appuntamento che già nella sua formulazione restituisce l’essenza di un artista che ha attraversato epoche, linguaggi e convenzioni senza mai lasciarsi ingabbiare. Due giornate di studi, venti interventi accademici e un evento speciale il 14 maggio alle 18 nella Biblioteca del Longhena: un talk tra Arturo Brachetti e Lucia Poli, moderato da Anna Bandettini, per intrecciare memorie personali, immagini e frammenti di un’eredità scenica ancora vivissima.

Il convegno si muove lungo le molte traiettorie della carriera di Poli, attore, regista e autore capace di reinventare continuamente il linguaggio teatrale. Dai primi passi nella Firenze del dopoguerra all’esperienza alla Borsa d’Arlecchino, fino ai progetti rimasti incompiuti come il Faust immaginato con Emanuele Luzzati, emerge il profilo di un artista che ha fatto della leggerezza una forma di intelligenza e dell’irriverenza un metodo di lettura del reale.

La sua scrittura scenica, stratificata e complessa, tra trasformismi, invenzioni narrative e un gusto costante per il rovesciamento delle convenzioni, viene riletta attraverso gli interventi di studiosi provenienti da diverse università italiane. Si indagano le sue contaminazioni con la musica, la sua fascinazione per Satie, il rapporto con la letteratura e la capacità di costruire un teatro “altro”, sospeso tra cultura alta e leggerezza apparente.

Lucia e Paolo Poli in Cane e gatto, 1985

Un’attenzione particolare è dedicata anche al rapporto di Poli con i mezzi di comunicazione, dalla radio alla televisione, dove il suo stile inconfondibile ha saputo attraversare il piccolo schermo con travestimenti, ironia e un continuo gioco di maschere. Non meno centrale il confronto con la censura e con la società del suo tempo, spesso bersaglio privilegiato della sua ironia tagliente e mai scontata.

Dal 2019 l’archivio personale di Paolo Poli è custodito proprio dalla Fondazione Giorgio Cini, grazie alla donazione della sorella Lucia e del nipote Andrea Farri. Un fondo ricchissimo che raccoglie copioni, corrispondenza, locandine, programmi di sala, recensioni e materiali preparatori, oltre a una preziosa collezione fotografica che permette oggi di ricostruire dall’interno il suo processo creativo.

«Paolo Poli è stato un maestro della scena italiana», sottolinea Maria Ida Biggi, direttrice dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma. «Un artista capace di mettere in discussione il pensiero dominante attraverso un teatro intelligente, mai banale, sempre sorprendente. Questo convegno permetterà di rileggere la sua attività nelle sue molteplici dimensioni, dal palcoscenico alla televisione, fino al suo rapporto con la musica e la cultura del suo tempo».

L’iniziativa rientra nel percorso “Humankind and Longevity”, programma interdisciplinare che la Fondazione Giorgio Cini sviluppa nel 2026 attraverso eventi, seminari e conferenze dedicati ai grandi temi della condizione umana e della durata della vita, culminando in un simposio internazionale previsto a novembre.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Ulteriori info al sito.