Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia

Il messaggio di Peppino rivive nelle pagine di un fumetto

Per la serie Misteri d’Italia a fumetti, Becco Giallo propone la vicenda politica e umana di Peppino Impastato, dopo le storie già pubblicate di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Ilaria Alpi, Piazza Fontana e Piazza della Loggia.

Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia di Marco Rizzo (sceneggiatura) e Lelio Bonaccorso (disegni), è un libro da avere in casa, da leggere, da sfogliare, da regalare. Nella graphic novel si racconta l’ultimo anno di vita di Peppino, il tristemente famoso 1978. Un anno intenso per il nostro protagonista, che si dedica anima e corpo a Radio Aut, una radio indipendente da lui stesso fondata l’anno precedente a Terrasini. Qui Peppino conduce il programma Onda Pazza, da lui definita come “trasmissione satiro-schizo-politica sui problemi locali”. In onda tutti i venerdì sera, Onda Pazza sfotteva apertamente i maggiori boss mafiosi di Cinisi, denunciava la corruzione del sindaco Gero Di Stefano e i loschi traffici del consiglio comunale. Nelle parole di Peppino, Cinisi diventava Mafiopoli, il piccolo, prosperoso regno del grande capo Tano Seduto (Gaetano Badalamenti).

Parole cariche di satira e comicità; parole che fanno ridere tutto il paese; parole che, mese dopo mese, si fanno sempre più pesanti, sempre più inaccettabili per Tano Badalamenti. Con le sue accuse, Peppino firma la sua condanna a morte; ne è consapevole, ma non gli importa: questa è la sua battaglia, che si è scelto fin dal 1963, quando lo zio Cesare Manzella, capomafia di Cinisi, viene assassinato. All’epoca Peppino aveva solo quindici anni e rimase traumatizzato dall’episodio: “E questa è la mafia? Se questa è la mafia allora io la combatterò per il resto della mia vita”.

Peppino Impastato viene ucciso il 9 maggio 1978; il suo corpo viene fatto saltare in aria con dell’esplosivo, per simulare un presunto attentato terroristico operato dalla vittima ai danni della ferrovia; alla madre Felicia non rimane nemmeno un cadavere su cui piangere. La graphic novel è pulita, essenziale, sia nei testi che nei disegni. Pagina dopo pagina, restituisce un’immagine viva di Peppino e della sua umanità: le grafiche descrivono un ragazzo allegro, sensibile, amante della bellezza che è nel mondo e che è nell’uomo. Il volume è studiato e ben fatto, ma a questo “mistero d’Italia” resta ben poco di misterioso, grazie anche alla lotta instancabile della madre Felicia e del fratello Giovanni. Gaetano Badalamenti è stato condannato nel 2002 come mandante dell’omicidio. La casa del boss, nota per essere a soli cento passi da quella di Peppino, è oggi bene sequestrato alla mafia e sede della biblioteca comunale.

Non si tratta, però, di una storia a lieto fine. Il pensiero di Peppino è ancora oggi di grande attualità, e la sua figura scomoda, difficile da istituzionalizzare. Le targhe in sua memoria vengono tutt’oggi vandalizzate, a Cinisi e in tutta la Sicilia. E continua la battaglia della Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato per la valorizzazione del casolare dove Peppino fu barbaramente ucciso.

Rizzo – Bonaccorso, Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia, Becco Giallo, 2018, pp. 127, euro 17,00.