“Quand fondra la neige, où ira le blanc” opera del concettuale svizzero Rémy Zaugg accoglie il visitatore all’ingresso di Palazzo Fortuny, ponendolo davanti a un interrogativo semplice e esistenziale. La mostra aperta fino a ottobre a Palazzo Pesaro Orfei fa parte di un ampio progetto della Fondazione Musei Civici di Venezia volto a presentare al pubblico una serie di collezioni private di valore.
In mostra, nonostante l’abbondanza iniziale, si riesce a intravedere il filo rosso delcontemporaneo, per cui al pianterreno il passaggio da un allegro video di Ryan Gander è in sintonia con l’interpretazione fotografica di un conflitto da parte di un bambino, così come i festosi palloncini di Parreno riflettono l’esplosione devastatrice di Hirschhorn. Del resto quale modo migliore per ricostruire l’età contemporanea se non attraverso un puzzle di contrasti?
umano come corpo e insieme di emozioni. Tavoli e teche di legno ospitano la stridente grazia degli arti di cera di Berlinde De Bruyckere e la meticolosità delle riproduzioni vetrarie di Chen Zhen. Inquietanti le presenze/assenze di Ana Mendieta, le foto di Zoe Leonard o l’incredibile video di Kader Attia che mette a confronto maschere africane con volti di soldati sfregiati
durante la Grande Guerra. Lo studio dei corpi prosegue in modo differente nei video di Joan Jonas o nelle 101 fotografie di Hans-Peter Feldmann.Nella lunga “vetrina delle meraviglie” sono invece conservati i libri d’artista di Louise Bourgeois, Andy Warhol, Giuseppe Penone insieme a quelli degli adepti della transavanguardia Cucchi e Clemente.
Le opere presenti in mostra, selezionate daicuratori Eric Mézil e Lorenzo Paini, sono solo una parte della collezione Enea Righi
ma riescono lo stesso a creare un sentiero nel complicato paesaggio dell’arte contemporanea dagli anni Settanta in poi.






