Da Kyiv a Bakhmut, da Cherkasy a Kharkiv; scuole elementari, licei, istituti tecnici, centri di aggregazione per bambini e ragazzi… La regista ucraina Kateryna Gornostai ha attraversato il suo paese per lungo e per largo tra il 2023 e il 2024, esplorando la vita quotidiana di istituti scolastici di diverso ordine e grado e la misura in cui le loro attività sono state sconvolta dalla guerra su larga scala con la Russia. Tra classi nei rifugi antibomba e celebrazioni d’inizio anno scolastico interrotte dalle sirene dell’allarme aereo, lezioni per bambini su come riconoscere ordigni esplosivi e scuole completamente distrutte dagli attacchi missilistici, per due ore siamo testimoni di scene di resilienza, rabbia, preoccupazioni e speranze per il futuro. 

Dal 2022 non sono mai mancati, nel programma del Festival di Karlovy Vary, documentari ucraini dedicati all’invasione russa su larga scala, che si trattasse di illustrare gli eventi al fronte (come nel caso di Realdi Oleh Sencov) o nelle retrovie (come in L’Invasion di Sergej Loznica). Quest’anno abbiamo avuto modo di vedere 2000 Meters to Andriivka di Mstyslav Chernov, già presentato a Cannes 2025, in cui il regista, coadiuvato da alcuni soldati, ripercorre in presa diretta una delle operazioni della controffensiva ucraina del 2023 nel Donbas; e, nel concorso principale, Divia di Dmytro Hreshko, esperienza immersiva e senza parole attraverso l’esistenza della natura e dei cosiddetti ‘animali non umani’ di diverse regioni ucraine, spesso non conteggiati tra le vittime delle guerre dell’antropocene, ma non per questo meno sofferenti in una catastrofe che, oltre ad essere umanitaria, è anche ecologica. In Timestamp di Kateryna Gornostai, che ha avuto il suo debutto qualche mese fa alla Berlinale, torniamo alle retrovie e all’elemento umano.

Già nel suo lungometraggio di finzione Stop, zemlja (2021), la regista, una delle figure più talentuose della giovane cinematografia ucraina, aveva dimostrato una rara sensibilità nel catturare la vita quotidiana e le emozioni di un gruppo di adolescenti tra le pareti di un istituto scolastico kyivano (prima dell’invasione russa su larga scala, anche se la presenza di un ragazzo fuggito dal Donbas con la famiglia ricordava chiaramente che una guerra era già in corso). Nel 2023 ha riportato la macchina da presa a scuola, questa volta per documentare vari momenti – vista la celebrazione del primo settembre all’inizio del film e il ballo finale dei maturandi in chiusura, potremmo discernere il dipanarsi di un ideale anno scolastico – delle attività delle scuole ucraine in tempo di guerra. Con l’obiettivo di fornire un quadro il più possibile completo, Gornostai ha filmato per mesi alunni di diverse età e scuole situate a diverse distanze dalla zona più calda del fronte, che dunque non hanno subito tutte allo stesso modo le conseguenze del conflitto: qualcuno deve ‘solo’ interrompere le lezioni per recarsi nei rifugi antiaerei finché la sirena dell’allarme non cessa di squillare; qualcuno, per ogni evenienza, fa lezione in delle aule allestite direttamente nei rifugi antiaerei; qualcuno è obbligato, come all’epoca del Covid ma in condizioni ben più penose, a insegnare e imparare, ma anche a festeggiare la consegna del diploma di maturità, unicamente online su Zoom; alcune scuole hanno subito dei danni infrastrutturali; altre sono state completamente distrutte e rese inutilizzabili fino a nuovo ordine.

Senza commenti fuori campo, con un approccio asciutto e uno sguardo lucido, la regista ci accompagna in un viaggio tra varie città ucraine durante il quale siamo testimoni di episodi ordinari in circostanze straordinarie, di storie umanissime di resilienza e rabbia, speranza e disperazione, talvolta strazianti, talvolta commoventi, talvolta venate di ironia e umorismo nero. La priorità è fornire, qui e ora, un documento autentico su un periodo che è già entrato nei libri di storia, ponendo al contempo domande per cui è arduo trovare una risposta a breve termine. Anche se, come si suol dire, ‘ci si abitua a tutto’, quanto deleteri sono e saranno gli effetti di questa guerra per le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi che stanno trascorrendo gli anni cruciali della propria formazione e della propria crescita in un contesto innaturale, o addirittura surreale ai limiti del grottesco, come quello che vediamo sullo schermo? I liceali dovranno anch’essi combattere al fronte come i loro padri o parenti più grandi? Chi ha dovuto lasciare la sua città natale avrà mai la possibilità di tornarvi? Quando potranno essere ricostruite le scuole attualmente inagibili? 

Come che sia, per citare il titolo del film, il nostro tempo ha già marchiato in modo indelebile i giovani ucraini e il loro modus vivendi, portando con sé anche dei cambiamenti sensibili, e a tratti inquietanti, nella didattica (nelle scuole tecniche si impara a costruire droni; negli istituti per geometri si progettano eventuali edifici dotati di rifugi antiaerei; i bambini delle elementari imparano canzoncine sul mitico cane dei genieri ucraini, Patron; si sono moltiplicate le esercitazioni di stampo militare; l’insegnamento di varie discipline ha per forza di cose assunto sfumature spiccatamente patriottiche).

La professionalità, scevra di retorica e di manicheismo, con cui Kateryna Gornostai ha girato Timestamp è tanto più encomiabile se si pensa che nel maggio 2023 suo fratello Maksym, studente 24enne di ingegneria, è morto combattendo a Bakhmut: a lui, una delle tante giovani vite ucraine spezzate dall’invasione russa, il film è dedicato. Ricordandoci che, per quanto la guerra non sempre uccida come nel caso del fratello della regista, il suo terribile riverbero tocca in profondità, e a lungo termine, anche chi è relativamente lontano dal fronte.