domenica, Giugno 7, 2026
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Valeria Bruni Tedeschi al MFF26 ospite del talk “Cos’è il cinema”

MFF26_cos'è_il_cinema_bruni_tedeschi
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Format di successo della prima edizione, il talk Cos’è il cinema ideato da Andrea Chimento torna sui palchi del Milano Film Fest 2026. Lo spazio è dedicato al confronto con i professionisti del mondo del cinema, per creare quel dialogo necessario a capire come definire il cinema, qual sia il suo passato e il suo futuro.

Il primo appuntamento, venerdì 5 giugno al Piccolo Teatro di Milano, è andato di diritto alla presidentessa della giuria dei lungometraggi, Valeria Bruni Tedeschi. A intervistarla sulla sua idea della Settima Arte c’era Mattia Carzaniga.

“Il cinema è pericoloso” sbotta quasi d’istinto Valeria Bruni Tedeschi dopo la visione della celebre scena in cui Anna Magnani spiega allo specchio cosa sia recitare.

Interrogata su cosa voglia dire per lei scavalcare il confine di quello specchio, entrare davvero nel mondo del cinema per una persona che non ne fa parte, risponde che per quanto possa sembrare meraviglioso, in realtà non lo è. “È molto difficile, molto. Anche molto bello, però!”

Impossibile per l’intervistatore non chiedere del rapporto della regista/attrice con la Duse, protagonista del film che Bruni Tedeschi ha presentato alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso settembre.

“Ho cercato di non fare i conti con la sua importanza, con chi era lei: mi avrebbe tagliato le ali pensarci, quindi ho cercato di incontrare Eleonora Duse. Come si incontra qualcuno di sconosciuto su un treno, un’estranea con cui si scambiano esperienze. Mi interessava tutto di lei, così ho cercato di intrecciare questa amicizia lavorando.”

L’attrice spiega allora il suo metodo, parla della coach che le ha insegnato a “convocare” le figure con cui deve lavorare. “Non è parlare con i morti!” ride, prima di continuare.

Racconta del primo film da regista (di cui era anche la protagonista), di come l’attrice in lei si sentisse trascurata da quella regista che dava importanza solo agli altri.

“Dicevano tutti che le prime riprese erano buone, ma non le mie parti. Mi sono un po’ preoccupata, perché avevo il ruolo principale del film. Poi ho pensato che, in effetti, non mi stavo occupando della me attrice. Mi sentivo come se la regista (io stessa) fosse poco diligente.

Allora ho fatto una delle mie famose riunioni: ho chiesto alla mia attrice protagonista di venire a parlarmi. Ho messo due sedie e ho iniziato un dialogo tra le due me, cambiando sedia di volta in volta. Le ho rinnovato la mia stima e la mia fiducia, mi sono scusata e le ho promesso più cura. Queste riunioni sembrano ridicole? Forse, ma il giorno dopo mi sentivo guardata da me stessa.”