“L’ARRIVO DI WANG” dei Manetti Bros.

L'alieno dei Manetti Bros.

Gaia, una giovane e brillante interprete di cinese, riceve un’inaspettata chiamata: uno dei suoi datori di lavoro la contatta per affidarle una questione urgente e molto ben pagata. Stimolata dall’ingente somma promessa, la ragazza accetta l’oscura proposta senza impensierirsi. Bendata ed ignara della situazione che l’aspetta, Gaia viene trasportata in un edificio di un corpo speciale di investigazione. L’interprete ha il compito di tradurre in cinese le insidiose domande che l’agente Curti rivolge ad un misterioso individuo chiamato Signor Wang.
Quando Gaia chiederà all’agente di accendere le luci, esponendosi così alla possibilità di guardare in faccia il suo interlocutore, non riuscirà a trattenere un iniziale e scioccante spavento…

L’interrogatorio fra il Signor Wang e il determinato agente Curti (Ennio Fantastichini) non è un colloquio investigativo normale: fin dal primo istante l’interprete Gaia (Francesca Cuttica) percepisce un’atmosfera strana e carica di tensione, non riuscendo però a comprendere il motivo dell’irruenza dell’inquisitore. Frustrata dall’impossibilità di guardare negli occhi l’interrogato a causa del buio che invade la sala, la giovane traduttrice si rifiuta di continuare e chiede di modificare le modalità dell’incontro. L’agente Curti, dopo averla messa in guardia dalle compromettenti conseguenze comportate dalla visione dello sconosciuto, accontenta Gaia e accende le luci.
Dalla sedia alla quale è legato per le gambe e per le numerose braccia tentacolari, un argenteo e viscido alieno scruta l’agente e la ragazza. Gaia tenta subito di fuggire dalla sala ma viene trattenuta e calmata dal militare, risiedendosi successivamente al proprio posto e traducendo le insistenti domande poste all’extra-terrestre.
Con il passare dei minuti si crea un rapporto speciale di fiducia fra l’interprete e l’alieno: quest’ultimo risponde con gentilezza a tutti i quesiti e subisce con rassegnazione gli insulti e le minacce, riuscendo a farsi compatire dalla ragazza. Gaia comincia allora a prendere le parti dell’indifeso straniero, non immaginando neanche lontanamente quale verità si nasconda dietro allo spaesato sconosciuto.

Il signor Wang subisce le invettive dell’agente Curti senza mai reagire alle provocazioni: l’alieno sostiene con tono pacato e rispettoso di essere giunto sulla Terra per avviare un rapporto di amicizia in vista di uno scambio culturale e tecnologico che gioverebbe ad entrambe le specie.
Gaia si fida dell’alieno e lo difende dagli attacchi interrogatori rifiutandosi di tradurre: l’affascinante ragazza dai capelli biondi è infatti convinta che lo straniero abbia intenzioni pacifiche e non intende partecipare al suo massacro fisico e psicologico.
La figura del signor Wang agisce da pretesto per analizzare i diversi atteggiamenti dei due soggetti: l’agente Curti non vuole farsi ingannare dalle apparenze gentili dell’alieno e, spinto dalla disciplina investigativa, cerca di metterlo in difficoltà in tutti i modi; Gaia è invece sensibile alle parole del mostruoso personaggio ed ogni risposta di costui alimenta nell’interprete la solidarietà e la simpatia per il proprio interlocutore. La predisposizione verso un’accettazione incondizionata del diverso, basata sul valore dell’uguaglianza, spinge la protagonista ad esporsi sempre di più e a contribuire in modo decisivo alle vicende.

Impreziosito dagli effetti speciali curati da Palantir Digital, il nuovo film dei Manetti Bros. colpisce per la capacità di indirizzare emotivamente l’attrazione dello spettatore verso un determinato personaggio, salvo poi stravolgere questo orientamento con originale imprevedibilità. L’ironia propria dello stile dei fratelli Antonio e Mario Manetti si fonde con una costruzione narrativa imperniata sui crismi del cinema di genere e rafforzata dall’incalzante colonna sonora; l’accompagnamento musicale è infatti impeccabile nell’alimentare le suggestioni derivanti dall’evolversi della storia e conferisce quindi un valore aggiunto alla pellicola.

Considerati come degli outsider alla Mostra del Cinema di Venezia 2011|Mostra del Cinema di Venezia 2011, i fratelli Manetti regalano un raro esempio di un appassionato modo di fare cinema caratterizzato dall’umiltà di non prendersi troppo sul serio e preoccupato invece di appassionare con immediatezza il pubblico.

L’arrivo di Wang
Titolo originale: L’arrivo di Wang
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Fantascienza
Durata: 82′
Regia: Antonio Manetti, Marco Manetti
Cast: Ennio Fantastichini, Francesca Cuttica, Juliet Esey Joseph, Antonello Morroni, Li Yong, Jader Giraldi, Rodolfo Baldini, Furio Ferrari, Angelo Nicotra, Massimo Triggiani
Produzione: Manetti bros. Film
Data di uscita: Venezia 2011

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Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei Giornalisti del Veneto dal 2010. Vincitore del concorso di critica cinematografica "Premio Alberto Farassino" nel 2008 e selezionato fra gli autori pubblicati nel volume "53 esordi critici" (ed. Lampi di stampa, 2009), collabora con la rivista online NonSoloCinema dall'autunno del 2007. Appassionato di cinema classico, ha concentrato l'attività di collaborazione per la Sezione Cinema partecipando come inviato a numerosi festival cinematografici. Dal 2009 è Presidente dell'associazione culturale Cineforum Labirinto, aderente al CINIT - Cineforum Italiano, che organizza proiezioni, corsi e incontri cinematografici nella città di Treviso.