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"Miracolo a Sant’Anna" di James McBrideIl libro di James McBride da cui è tratto il film di Spike Leedi Fabrizia Centola Perché un anziano impiegato delle poste, nero e a un passo dalla pensione, spara su un cliente che gli ha solo chiesto un francobollo? Un giovane cronista, in cerca di uno scoop che lo allontani per sempre dai necrologi, arriva in ritardo sulla scena del delitto, ma segue la polizia, in cerca di indizi, a casa dell’omicida che nel frattempo, interrogato, piange e non risponde.
La testa decapitata di una statua appartenente ad un ponte fiorentino e le decorazioni di guerra fanno annodare a ritroso una storia il cui spazio e il cui tempo portano all’Italia dell’inverno del ‘44, lungo la linea Gotica, dove gli alleati e le brigate partigiane fronteggiano gli ultimi fuochi della furia nazi-fascista. James McBride in Miracolo a Sant’Anna racconta di quattro soldati neri americani, appartenenti alla 92ª Divisione "Buffalo Soldiers" composta interamente da militari di colore: carne da macello mandata in prima linea; uomini comandati a distanza, perché i loro superiori si tengono a distanza dalla linea di fuoco, che combattono per una guerra che poco li riguarda, loro cittadini di serie B, in patria segregati. I quattro uomini, coinvolti nel folle tentativo di un attraversamento di fronte, rimangono bloccati in un piccolo paese al di là delle linee nemiche, separati dal resto dell’esercito, dopo che uno di loro ha rischiato la vita per portare in salvo un bambino italiano. I quattro soldati riparano nel villaggio di Bornacchi, accolti da un pugno di italiani sopravvissuti alle continue incursioni delle SS che nella vicina Sant’Anna di Stazzema, hanno da poco trucidato e bruciato cinquecentosessanta civili (12 agosto 44). In un paesaggio freddo e umido di pioggia, Ludovico, Renata e gli altri, con riluttanza, accolgono Stamps, Bishop, Train, ed Hector Negron (che tornato in patria diverrà impiegato delle poste). Attrazione, curiosità e timore per due mondi assai lontani tra loro che si confrontano; ma paradossalmente il colore della pelle qui non è più un elemento di discriminazione. A questo gruppo si aggiunge Peppi, La Falena Nera, capo partigiano, e Rodolfo, il suo braccio destro, che come un novello Jago muove i fili della tragedia. Il merito di James McBride sta nel aver dato luce ad una pagina di storia restata per molti anni in ombra, di aver dato voce e volto ai soldati di colore mandati a combattere per liberare l’Italia. Sono vittime che stanno nel mezzo: tra i confratelli bianchi che li mandano al sacrificio e l’efferatezza del nemico, e eternamente ultimi perché, come ricorda Bishop, i prigionieri tedeschi possono entrare nei ristoranti dell’Arizona, mentre i soldati neri devono aspettare fuori che abbiano finito di mangiare. Ma questo, da solo, non è sufficiente per fare di Miracolo a Sant’Anna un libro di pregio. Con una prosa veloce, fatta di periodi brevi, che però nella messa in sequenza si appesantisce (ci si domanda anche quale sia il ruolo svolto dal traduttore) e con una scarsa abilità descrittiva che scivola frequentemente in visioni molto convenzionali, la trama nasce dal ricordo di racconti ascoltati durante l’infanzia dell’autore e dalla convinzione dell’importanza di portare a galla un’ampia parte di una realtà storica che rischia la rimozione collettiva. La difficoltà di McBride sta nel non riuscire a parlare col dovuto spessore dei fatti che non riguardano strettamente “casa sua”. Mentre le parti legate ai quattro soldati e all’azione di guerra funzionano, il racconto va indebolendosi quando entrano in scena gli italiani, i loro usi e i loro costumi, di ieri e di oggi. E rapidamente si scivola nello stereotipo, più volte reiterato, dei luoghi, delle condizioni di vita e della psicologia dei personaggi. Stereotipi che potrebbero anche starci, se rappresentassero solo il modo di vedere e di interpretare dei quattro soldati, ma che diventano assai fastidiosi nel momento in cui sono l’evidente pensiero dell’autore. Il viaggio in Italia di McBride diventa così approssimativo e la sua visione un po’ superficiale. In tutto questo, il massacro di Sant’Anna resta sullo sfondo, con poche pagine, ma che rendono con evidenza la violenza e la barbarie dell’eccidio. E dalla cronaca del massacro prende il via l’intreccio di sospetti, il desiderio di vendetta e di verità, che l’autore non padroneggia fino in fondo e che tenta di costruire a tessere come un trhiller che rimane zoppo. L’entrata in scena dei partigiani è forse il passaggio più discutibile. La descrizione del capo brigata, che oscilla tra l’eroe e il bandito, un idealista un po’ poeta, spietato nella vendetta e molto ego-riferito. E’ evidente che McBride esprime qui il punto di vista di un soldato americano che di questo esercito irregolare non riesce a fidarsi completamente; un po’ velleitari, a volte ladri e malfattori. Viene voglia di rileggere le pagine di Fenoglio e Pavese, di Cassola, Calvino e Vittorini, autori che hanno regalato alla letteratura importanti ritratti dal vero di resistenti. Miracolo a Sant’Anna, libro e film sono ora al centro di polemiche. Giù le mani dai partigiani è stato detto. Ma occorre avere il coraggio di ammettere che nelle guerre di liberazione agli attacchi della resistenza è sempre stato risposto colpendo la popolazione, per fiaccarla e cercare di toglierle consenso; e questo non può certo mettere in discussione né le ragioni dei resistenti né, nello specifico Italiano, l’importanza della Resistenza. Dicendo solo giù le mani dalla Resistenza, e negando a priori possibili errori o contraddizioni, si rischia di rafforzare un revisionismo storico ben più profondo. Così come la personale e americana visione di McBride non deve farci indignare. In conclusione Miracolo a Sant’Anna non è un libro sulla strage di Stazzema e, al di là delle sue imprecisioni e fantasie, al di là della commistione di ricordi, fiction e verità storica, ha il pregio di raccontare in modo inedito una pagina di storia conosciuta, guardandola dal punto di vista dei soldati americani di colore che, in questa nostra guerra, cercavano la propria liberazione. E nulla più. James McBride, Miracolo a Sant’Anna, 2008, pp. 342, € 8,00.
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