SANREMO 2009 – SECONDA SERATA

In nome della caciara...

Immagini dal film pluripremiato Amadeus di Milos Forman alternate alle voci del Coro Jubilate e all’orchestra dell’Ariston. Per la prima volta nella storia della musica un coro di voci polifoniche esperto in composizioni sacre e profane dal Quattrocento alla musica contemporanea, sale sul palco di Sanremo. La genialità nella creazione musicale e nella stesura della partitura sono i concetti che si vogliono rappresentare sul palco: la Messa di Requiem di Mozart. Basta poco e l’orchestrazione musicale si fonde con l’arrangiamento coinvolgente di The Wall dei Pink Floyd. Musica classica e musica rock psichedelica. L’eccellenze si uniscono. “Ma i muri da abbattere ce ne sono ancora troppi” – questo il messaggio di Paolo Bonolis. Inizia così la seconda serata del 59° Festival della Canzone Italiana.

Tocca all’insolito duo Alexia/Lavezzi aprire questa sera la gara: lei sbarazzina gli urla che lo bacerebbe e lo soffocherebbe…poco credibili, nonostante la canzone sia molto orecchiabile e ben arrangiata. Eleonora Abbagnato, bellissima ed elegante palermitana, viene introdotta dalle note della Cavalleria Rusticana di Mascagni: l’eccellenza della danza italiana all’Operà di Parigi accarezza con i suoi pregiati piedi il palcoscenico sanremese. Si scherza sulla pronuncia francese della premiére danseuse

Povia ricanta (purtroppo) la storia del suo Luca: la sua spietata sincerità che tanto ha fatto discutere prima, durante e sicuramente farà discutere anche dopo il festival, focalizza su tutto meno che sulla musica. Perché al “festival si parla di musica…” Si, come no?! Il cartello di questa sera recita “nessuno ha sempre ragione”.

Albano, non ce la fa a trattenersi e, come successo durante la prima serata, canta la sua vecchia canzone, sempre con fastidiosissimi acuti. Ormai conosciamo tutti le sue doti canore, non serve lasciare le corde vocali sul palco per proporre delle belle canzoni. Ma Albano, appunto, non si trattiene e nella sua Amore è sempre Amore da il meglio di sé. Noi decidiamo di soffrire oppure di togliere l’audio al televisore. Luca Laurenti porta la trasmissione nelle atmosfere del più classico show di varietà televisivo: scende le scale al ritmo di New York, New York. Gli applausi sono a scena aperta per quel simpatico showman portafortuna per Bonolis e voce realmente incredibile. Ci strappa sorrisi e nello stesso tempo è una carica per la nostra attenzione verso il festival televisivo che, come dice minacciosamente e ironicamente Bonolis, ha in serbo “solo 400 cantanti da far cantare…”

Noi rabbrividiamo terrorizzati dall’attesa.

Sul palco vediamo Nicky Nicolai & Stefano Di Battista con la canzone scritta per loro da Lorenzo Cherubini, Più Sole, e Sal Da Vinci con Non Riesco a farti innamorare, scritta per lui anche da Gigi D’Alessio. Nel frattempo l’Ariston diventa uno stadio: chi urla di più la platea o la galleria?…Mah!…a noi sembra sentire di più le urla che provengono da Canale 5 dove non possono mancare i litigi tra cantanti e ballerini. Per fortuna non è domenica e Paola Perego lavora solo il pomeriggio… I Gemelli Diversi, in versione gelatai vestiti di bianco, cantano il tormentone radiofonico dei prossimi mesi, Vivi per un miracolo: l’ascolto non smentisce per la seconda volta l’impressione avuta durante la prima serata. Nel frattempo, mentre per Bonolis c’è l’Abbagnato, chi ci sarà per Laurenti questa sera? Nir Lavi, belloccio venuto dal Medio Oriente, precisamente israeliano, “il modello dagli occhi che parlano”.

Dopo il lungo, il corto e il pacioccone (alias Youssou N’Dour – Pupo – Paolo Belli), la voce di Francesco Renga ci concede per la seconda volta le emozioni teatrali con la sua romanza d’opera Uomo senza età. Dopo L’italia di Marco Masini, si passa alla classifica dei 10 motivi per cantare: si ripete il siparietto tipico del Senso della vita dove Luca Laurenti non riesce a capire cosa dire, mentre un Bonolis sudato cerca suggerimenti. Si ritorna allo stadio: tutti in piedi e la galleria si trasforma nell’arena canterina. Al primo posto della classifica il pubblico ha votato “Canta che ti passa” e allora la coppia d’amici sanremese ricorda Nino Manfredi intonando e coinvolgendo tutti con Tanto Pe’ Canta’

Patty Pravo, in stile nude look, ha la sindrome di Albano e canta la sua vecchia canzone E dimmi che non vuoi morire lasciando alle spalle l’ortodossia del silenzio sanremese. Caciara, caciara, caciara dalla galleria. La canzone della Nicoletta nazionale colpisce per il suo ampio respiro, per l’arrangiamento inconfondibilmente sanremese e si candida, nonostante i bookmaker, alla vittoria.

Il 18 febbraio è il compleanno di Fabrizio De Andrè. Il regalo che il festival gli porge è la PFM accompagnata da Stefano Accorsi e Claudio Santamaria che cantano Bocca di Rosa. Un clamoroso abbraccio tra rock e poesia. L’ortodossia del festival viene di nuovo scomodata per far capire (forse) al pubblico a casa che la musica può essere più allegra ed energica di quella presentata a Sanremo (!!!). Caciara, caciara, caciara con un Bonolis superemozionato che bacia tutti sul palco e pensa già alle critiche positive che riceverà all’indomani della seconda serata.

Marco Carta ci ricorda con La Forza Mia qualcosa di ramazzottiano: il suono delle chitarre e la linea melodica sono davvero simili all’Eros dei passati tormentoni estivi. La seconda candidatura dopo quella di Patty Pravo la prende senza dubbio anche il ventiquattrenne defilippiano. Agli applausi scroscianti dell’ormai famosa galleria, che dovrebbe rappresentare il pubblico da casa, Paolo esordisce dicendo “Che era ‘sto festival? Morto?! Ma mi faccia il piacere!!!”

Dolcenera, rompighiaccio della prima serata, questa volta chiude le esibizioni dei big. Ipnotica la sua canzone, Il Mio Amore Unico che si apre con dei piccoli e sensuali sospiri che si trasformano pian piano in potenza vocale e profonda energia interpretativa. Alessandro Haber legge la lettera per il festival scritta da Paolo Giordano, autore del caso letterario italiano dell’anno: La solitudine dei numeri primi. Si parla di crisi.

Le nuove proposte scendono in campo. Silvia Aprile, voce che avevamo notato già l’anno scorso a X Factor, viene presentata da Pino Daniele con cui duetterà nella seconda fase della gara: il suo brano è molto classico e non mette l’accento sulle doti canore e interpretative che avevamo potuto apprezzare nell’altra esperienza televisiva di Silvia. La canzone rischia l’indifferenza e forse l’emozione ha inibito la giovane cantante. Subito dopo è la volta dell’altra figlia di papà presente al festival dopo l’Irene Fornaciari di ieri sera, Chiara Canzian. Lei è presentata da Vecchioni. Prova a dire il mio nome è il titolo del brano dalla forte corposità sonora dove la voce di Chiara rischia di perdersi. Anche a lei l’emozione gioca un brutto scherzo…la voce soffocata a inizio brano ce la rende solo più tenera, ma la conclusione del brano è esplosiva. La terza a esibirsi è Karima Ammar, anche lei come Marco Carta una defilippiana, che ha il “buona fortuna!” da parte di Burt Bacharach, una leggenda. A metà canzone dopo qualche incertezza e un uso del microfono che rischia di non farla sentire al proprio pubblico, si piega in avanti e si slaccia le scarpe. Ma scalza la situazione non migliora, le imprecisioni continuano. Ma una cosa è indiscutibile: l’emozione della sua voce ha bucato lo schermo. Tocca poi a Iskra: ci sembra strano vederla tra le nuove proposte. Lucio Dalla, emozionato, la presenta come un miracolo vocale. Barbara Gilbo è la penultima a cantare: Massimo Ranieri sottolinea l’aspetto fascinoso della sua voce e consiglia di “avere paura!”.

Arriva per ultima sul palco Arisa: sembra appena uscita da un fumetto, oppure sembra stata immersa negli anni ’50 e tirata fuori con veemenza. È originale, strana, a pelle molto simpatica. Chi scrive è profondamente colpito da questo personaggio. Non si intuisce ancora quanto il marketing abbia lavorato su questa immagine, ma il risultato è fenomenale!

Nel secondo verdetto festivaliero la giuria popolare silura Albano, Nicky Nicolai & Stefano Di Battista e Sal Da Vinci.