mercoledì, Luglio 29, 2026
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“Due” di Irène Némirovsky

La dissezione della coppia

Due è il numero degli amanti, dei fidanzati e infine è il numero dei coniugi.
Irène Némirovsky (nata a Kiev 1903 e morta ad Auschwitz nel 1942) affresca lo spazio e il tempo e scruta le anime giovani a partire dall’indomani della Grande Guerra.
“Non è amore, è un gioco; non si insegue la felicità, ma un attimo di piacere. Il cuore non decide ancora niente: è stato colmato d’amore durante l’infanzia, saziato d’affetto. Che taccia adesso. Che dorma. Che lo si dimentichi!”.
Racconta la frenesia vitale che esorcizza il sangue e il terrore mescolati al fango delle trincee; terrore che però non trova posto nelle sue pagine. I sopravvissuti, tornati alla vita, rimandano le scelte per il futuro e godono dei caldi corpi delle giovani amanti: compagne di giochi e di studio, non prostitute; e il fuoco del piacere si consuma fino in fondo, oltre le consuete regole dell’attesa.
Evidente è la profonda differenza: se i giovani ricercano l’ebbrezza dei sensi, e ne godono appieno, per le giovani donne, il matrimonio resta il traguardo e, seppur abbandonate al piacere, è forte il timore di venir considerate “perdute” agli occhi dei loro stessi amanti.

In primo piano sono Antoine e Marguerite, poi Solange, Dominique e Gilbert e infine Evelyne, insieme attraversano un tratto di vita: dalla giovinezza alla prima maturità.
Dalla libertà del gioco, dall’esaltazione sensuale, alla costruzione della coppia e poi della famiglia: il rientro nei ranghi, l’adesione ai codici sociali e il rimpianto per ciò che s’è perduto.
Irène Némirovsky con ironia, disincanto e compassione mette a fuoco l’amalgama di estraneità e vicinanza che porta con sé “l’essere due”. Con una scrittura limpida parla di intimità: all’inizio quella piena dei corpi, accompagnata alla scarsa conoscenza delle reciproche pieghe dell’anima, poi
l’estraneità fisica di quando la passione finisce, con il pudore e il timore di cogliere le verità più in ombra; fino ad arrivare a una totale e silenziosa corrispondenza, edificata su quello che è sopravvissuto negli anni: sulle intermittenze e sugli adulteri.“…credo che non potrei sopportare di perderlo. Eppure non lo amo. La sua presenza mi è necessaria, ma ormai non mi dà più gioia”.
I personaggi della Némirovsky soffrono “dell’ebbrezza triste e folle dell’amore” e poi del suo digiuno; soffrono della presenza e dell’assenza, mai sazi, sempre con lo sguardo indietro, con il rimpianto che si oppone allo sforzo di andare avanti.

Apparso in Francia nel ’39, ora arriva nelle librerie italiane, grazie alla casa editrice Adelphi che dal 2005 pubblica le opere di Irène Némirovsky: russa bianca, ebrea, scappata in Francia durante la rivoluzione e morta ad Auschwitz, poche settimane dopo l’internamento.
Altri titoli? Certamente, Jezabel, Suite francese, David Golder, I cani e i lupi; e di recente, scritta da Patrick Lienhardt e Olivier Philipponnat, anche la sua biografia.

Irène Némirovsky, Due, Adelphi, 2010, pp. 237, € 12,95.