mercoledì, Luglio 29, 2026
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“Hanna Arendt” di Margarethe von Trotta

Non solo nel Giorno della Memoria

Ci vuole un coraggio pari a quello di Hannah Arendt per realizzare un film su Hannah Arendt. Ci è voluta l’audacia di una regista come Margarethe Von Trotta per descrivere in pieno la stessa audacia messa in campo da una filosofa che in un sordo mondo culturale è riuscita a esporre la propria idea contro tutti. Un coraggio premiato con un lavoro splendido.

Fuggita insieme al marito dalla Germania nazista negli Usa, la filosofa tedesca di origini ebraiche Hannah Arendt insegna all’Università e collabora con alcune testate giornalistiche. Dopo aver scritto un caposaldo della filosofia come Le Origini Del Totalitarismo, si offre di seguire per il New Yorker il processo dello stato di Israele nei confronti del funzionario nazista Adolf Eichmann. Questo la porterà alla grande riflessione che sarà la base del suo capolavoro, La Banalità Del Male, un libro che andrà incontro a numerose critiche, anche da parte dei suoi amici più stretti.

Margarethe Von Trotta realizza un lavoro splendido di fronte a due delle più grandi insidie che il cinema possa trovarsi di fronte: la biografia di un personaggio e la messa in scena di un pensiero filosofico.
Alla prima insidia la regista tedesca reagisce in modo esemplare sfuggendo a qualsiasi limitazione biografica e realizza così un’opera che porta soltanto il nome di Hannah Arendt, ma che potrebbe tranquillamente intitolarsi come il suo celebre saggio, La Banalità Del Male. Tutto ruota attorno a questo che, più che un testo, è un vero e proprio concetto filosofico reso magistralmente concreto dalla Von Trotta attraverso la messa in scena delle scelte esistenziali compiute dalla protagonista posta in una relazione critica con quelle di altri due personaggi, il suo maestro Martin Heidegger e l’imputato nazista Adolf Eichmann.

La sagacia con cui la regista tratta l’argomento è impressionante: costruisce un vero e proprio gioco, un triangolo tra questi due personaggi e la protagonista stessa, un intreccio di comportamenti esistenziali dal quale emerge tutta la forza intellettuale di Hannah Arendt, il suo personaggio testardo e orgoglioso, tenace e umanamente fragile che sfrutta la propria intelligenza per arricchire la propria esistenza analizzando se stessa a partire dall’altro che si trova di fronte.

È proprio su quest’asse, questa triangolarità all’apice della quale si pone lo sguardo della protagonista, che Margarethe Von Trotta sfugge anche alla seconda insidia, quella che la filosofia reca al cinema: la regista non si abbandona alle parole, se non lì dove necessario, ma rende ogni pensiero attraverso le azioni dei suoi personaggi, concretizza in un gesto contingente, quello di una decisione, lo stesso concetto filosofico che vuole rappresentare. Ed emerge in una epifania abbagliante quella banalità del male che racchiude in sé l’importanza della responsabilità delle proprie scelte intellettuali, scelte che si trovano a confrontarsi inevitabilmente, prima o poi, con la propria stessa esistenza.

Hannah Arendt è un film che dovrebbero vedere tutti, anche coloro che non hanno mai sentito prima il nome della sua protagonista, anche coloro i quali non hanno mai approcciato prima la filosofia. Lungi da qualsiasi arroganza intellettuale, come quelle in cui a volte sembra ironicamente cadere la stessa protagonista, questo film parla un linguaggio quotidiano, comprensibile, un linguaggio che non resta chiuso nelle eleganti stanze della filosofia ma riesce invece a portarla al di fuori del suo sacro eremo permettendo allo spettatore di entrare in essa come entra nella vita quotidiana, semplicemente accendendo un telegiornale. È in questo modo che lo spettatore può entrare in un dialogo prima con il film, con la Arendt, con la sua filosofia, e poi con se stesso, arricchendosi.

La vergognosa distribuzione italiana impedirà che questo si realizzi in un luogo dove ci sarebbe sinceramente bisogno di un arricchimento. Hannah Arendt sarà nelle sale infatti soltanto due giorni, il 27 e il 28 Gennaio per il Giorno della Memoria. Un centinaio di sale sparse per la povera Italia saranno una vergogna culturale e prima ancora intellettuale che potrebbe trovare una redenzione soltanto trovando la gradevole sorpresa di trovarvi la fila al di fuori. Capita davvero molto di rado ultimamente che uno spettatore possa avere l’opportunità di uscire da un cinema arricchito in tal modo. Ma forse questa ignobile distribuzione ci riesce anche a capirne il motivo.

Titolo originale: Hannah Arendt
Nazione: Germania, Lussemburgo, Francia
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 114′
Regia: Margarethe von Trotta

Cast: Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer, Julia Jentsch, Ulrich Noethen, Michael Degen, Megan Gay, Nicholas Woodeson
Produzione: Heimatfilm, Amour Fou Luxembourg, MACT Productions
Distribuzione: Nexo Digital, Ripley’s Film
Data di uscita: 27 Gennaio 2014 (cinema)