domenica, Giugno 7, 2026
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AFFETTI CATODICI

NonSoloCinema e la nuova sezione Televisione

Per inaugurare la nuova sezione di NonSoloCinema, vogliamo recuperare una vecchia frase di Orson Welles: “Odio la televisione. La odio quanto odio le noccioline: però non posso fare a meno di mangiare noccioline”.

Mezzo di comunicazione tra i più usati, è spesso sfruttato e maltrattato. Suscita odi primitivi, allergie devastanti, amori inconfessabili e passioni malsane. Ma di cosa parliamo quando parliamo di televisione? Allo scoccare del terzo millennio, quella statunitense perlopiù, ha stupito per l’originalità e lo stile delle storie che ha iniziato a raccontare. Avventure suggestive che creano attenzioni contagiose: isole deserte, famiglie di becchini, unità antiterrorismo, polizia scientifica, adolescenti inquieti, medici innamorati e chirurghi narcisi.
_ La New Television, quella che per gli studiosi americani è un mix di reality show, building up format, (tutti quei programmi che sono destinati a creare cantanti, attori, ballerini, cuochi, stilisti e manager) serial e infotainment, si basa su un nuovo linguaggio, sulla versatilità e leggerezza del digitale, moltiplica le offerte di fruizione, converge sul web e sulla telefonia, imponendosi come più che una semplice scatola (o piastra ultrasottile).
Il vecchio stile della tv generalista, è un parametro del tutto inadeguato per svolgere un discorso sull’evoluzione di questo mezzo di comunicazione. La moltiplicazione dei canali, l’offerta differenziata sulle paytv, il raggiungimento dei programmi on-line, fa scadere di colpo la vecchia tassonomia che contava appena sei canali. Ora, è tutto personalizzato e sfuggente. Grazie allo sviluppo crescente delle televisioni satellitari, lo spettatore, un fruitore per niente passivo, ma oculato nelle scelte e attivo intellettualmente, ha a disposizione tutti gli strumenti per crearsi il proprio palinsesto ideale, pescando, dall’offerta overloaded dei canali, i programmi che più lo interessano e lo appassionano.

La televisione, dunque, è un linguaggio in piena mutazione. Cresce sempre più la web tv (la più famosa è quella di Al Gore, Current Tv) e la user generated tv (quella creata dagli utenti) diventa una pedina fondamentale nel conteggio dei media.
_ Ma l’attenzione viene del tutto catalizzata dalle serie e dai serial, testi sincretici e multimediali, in cui lo stile e la narrazione, curato e dettagliato, richiede una lettura rigorosa e puntuale.
Ci esponiamo ai serial televisivi perché gli esempi sono fertili. Essi hanno un modello di narratività dotato di un potenziale combinatorio capace di generare una serialità infinita, in cui il continuo riciclaggio della memoria letteraria, figurativa e cinematografica, richiede uno sguardo attento al piano visivo, produttivo e ricettivo.
Quest’ultimo, non va tralasciato, poiché la (nuova) televisione instaura un nuovo rapporto con i fruitori, aldilà dei vecchi confini. Lo spettatore, percepito nella galassia dei fan (il fandom), non è ai bordi, ma cosciente nel processo di produzione; anche perché il testo televisivo procede ad una dispersione costante dell’inizio e della fine nel contesto mediale dove le piattaforme di consumo sono moltiplicate (il sito web, il blog, i forum, la community, i giochi on line, gli alternate reality games, i fumetti on line, i webisodes, e i mobisodes e i film tratti dalle serie). I prodotti televisivi contemporanei hanno diverse appendici figurative che fanno funzionare al meglio la macchina serialità, che fanno avanzare la visione e la narrazione. (Anche i reality sono seriali. Una puntata di Amici o American Idol si inserisce in un flusso di narrazione dilatato nell’arco di mesi).

La televisione, dunque, fa sua la logica dei possibili narrativi, di transmedia storytelling e di immersive world. Un’espansione del narrabile che recupera la trama su altri media. Un transmedia entertainment che va aldilà di un unico universo narrativo. La narrazione in tv diventa un centro di irradiazione che si sviluppa su diverse strade. Come il blockbuster cinematografico, anche queste serie si pongono in questa corrente. Grande vendibilità, visione e fruizione su diversi supporti, struttura modulare che frammenta il testo e lo ripropone praticamente ovunque, in forma allungata o ristretta. L’attività creativa di scrittura coinvolge anche i fan, stimola il word of mouth (il vecchio passaparola), incrementando l’attenzione catodica e fornendo nuove idee agli autori.
_ La peculiarità del mezzo, sia dal punto economico che strutturale, riguarda la dilatazione narrativa, la moltiplicazione dei plot e l’uso dello spin-off (CSI originario che genera due squadre della scientifica, a Miami e New York).
_ Nell’era dei media integrati, la narrazione crea non più semplici storie seriali, ma veri e propri universi che si fondono con la realtà, campagne esperienziali in cui si seminano nella realtà indizi per leggere più profondamente la narrazione (come l’alternate reality games più famoso The Lost Experience o Heroes 360° Experience). Questo intercetta la nostra crescente capacità e disponibilità come consumatori/autori di accettare ed esplorare più media contemporaneamente e in parallelo per un tipo di racconto ludicinematico.

Eppure, la televisione è percepita in maniera distorta. È un mezzo completamente schizofrenico, liquidato dai più disonesti come “spazzatura”, che nessuno si appresta a spegnere. È una definizione poco cortese, oltre che sostanzialmente scorretta. Siamo di fronte ad una nuova forma di narrazione che è progettata per essere multi-strato, provocatoria, espansa e più esplorativa che mai, dove anche la pubblicità gioca un ruolo importante, nel suo modo di essere sempre più complessa, ammiccante e ben fatta. E dove anche la critica deve aprirsi a nuovi compiti, diventando anch’essa intrattenimento e approfondimento, bilanciando news e letture dettagliate, e smascherando la vera junk tv che oscura le positive articolazioni di linguaggio.