“BELZEC” DI GUILLAUME MOSCOVITZ

Per non dimenticare

Evento Speciale Settimana della Critica
Belzec è un piccolo paese che nasconde un grande e atroce segreto. Durante la seconda guerra mondiale, tra il 1942 e il 1943, in questa cittadina polacca era attivo un campo di concentramento, dove, nel giro di pochi mesi, sono state assassinate circa 600.000 persone.

Il documentario di Guillaume Moscovitz, presentato come evento speciale della Settimana della Critica, ripercorre la storia del lager, delle persone che ci abitavano intorno e dell’unico superstite, Rudolf Reder. Pur non essendo tra i più famosi, il lager di Be??ec costituì un impressionante teatro di sterminio nazista. I deportati venivano solitamente eliminati in poche ore dal loro arrivo al campo e sbrigativamente occultati. Nei primi mesi del ’43 il campo venne smantellato, i cadaveri riesumati e cremati, per far sparire ogni traccia: l’area venne spianata e si piantarono degli alberi. Tuttavia i russi scoprirono l’orrenda realtà.

Le immagini di Moscovitz si soffermano su come appare ora la pianura in cui una volta c’era il campo di sterminio, mostrando gli alberi, l’erba, i fiori che nascondono l’orrore celato sotto la terra, che invece viene svelato dai racconti delle persone, che ricordano treni che entravano pieni e che ne uscivano vuoti, che ancora sentono l’odore acre proveniente dai forni crematori che invade l’aria. E ora il silenzio. Un silenzio pesante che accompagna un latente senso di colpa di chi, da fuori, non ha saputo capire cosa stava succedendo, o di chi, per paura, non ha saputo fare nulla, se qualcosa davvero si poteva fare. E poi volti e racconti segnati da un dolore e da un terrore che non si attenua con il passare del tempo, volti di persone che sono scampati alla morte del campo per incontrare una morte forse ancora più atroce dentro di sé, come ricorda una signora che, ad appena sette anni, è rimasta chiusa quasi due anni da sola in una stanzetta nascosta dalle cataste di legno che non le permetteva neanche di alzarsi in piedi.

Nessuna immagine ricostruita poteva essere così cruda come le parole delle persone intervistate, intrise di una quotidianità quasi banale, e proprio per questo più vicino alla realtà di chiunque, parole capaci di penetrare la mente dello spettatore, che a distanza di sessant’anni ancora non si spiega come sia potuto succedere, e che non riesce ad essere sicuro che tutto questo non accadrà più. A volte è necessario rievocare il dolore per imprimere indelebilmente il ricordo dentro di noi, sperando che questo serva a non dimenticare.

Nazione: Francia
Regia: Guillaume Moscovitz
Montaggio: Lise Beaulieu, Marie Liotard, Claire Le Villain