La principessa Biancaneve (un’incredula Lily Collins) sta per compiere 18 anni. Dopo la violenta scomparsa del re, suo padre, ha vissuto reclusa nel castello dalla bellissima matrigna (una carismatica Julia Roberts), che ha assunto le redini del Regno. Sperperando gli averi della corona, mettendo al bando tutti “i brutti”, infliggendo tasse esorbitanti ai sudditi, per pagare sontuosi banchetti, “la più bella del reame” deve cercare un nuovo principe, palesemente ricco, da sposare (leggi incastrare), per risanare il disastroso bilancio. Ma deve fare i conti con Biancaneve, che, preso coraggio, decide di uscire dal castello e recarsi al villaggio, dove, sorpresa, non trova più il ridente clima di quanto era piccola, ma vede fame e povertà, tristezza e dolore. Sulla via del ritorno Biancaneve fa la conoscenza dell’affascinante principe Alcott (Armie Hammer).
Il giovane, derubato da banditi della foresta, rimasto in mutandoni, viene portato a corte; e sui suoi pettorali, e sulle sue ricchezze varie, mette gli occhi la matrigna di Biancaneve. Cercando di imporsi sulla regina, suscitando di più la sua gelosia (il principe è più interessato alla principessa che alla regina), Biancaneve verrà cacciata dal castello, per essere uccisa. Ma il buon maggiordomo, a cui è affidato l’incarico di boia, la lascia scappare; spaventata, per il bosco, Biancaneve trova rifugio presso i nani, briosi briganti. Insieme ai nani, la principessa cercherà di riprendersi il trono, il principe e di sconfiggere un pericoloso mostro
Dopo un thriller psicologico, The Cell, un’interessante avventura fantasy, The Fall, un goffo “fumetto” epico, Immortals, il regista Tarsem Singh continua sulla strada dell’ imprevedibilità.
Nato in India e cresciuto a Teheran, ha studiato presso la Art Center College of Design a Pasadena; formatosi sotto la definizione di indipendente visionario, ricercatissimo regista di spot, ora rimaneggia un classico, o forse Il Classico, per eccellenza, Biancaneve.
L’opera dei Grimm è il risultato di un assemblaggio di antichissime storie popolari, messe insieme da loro con una narrazione fuori dal tempo, da essere sempre sfacciatamente attuale. Singh e la produzione hanno ripercorso un po’ la strada dei Grimm, andando a ricercare le varie versioni, tramandate di popoli attraverso i secoli, di Biancaneve e adattandole alle proprie esigenze, visionarie, per l’appunto.
Mentre in televisione stiamo assistendo, rapiti, all’intrigante Once Upon a Time, che offre un riadattamento molto originale delle favole classiche, da Biancaneve ad Alice nel Paese delle Meraviglie; e mentre attendiamo, il già famoso, Biancaneve e il Cacciatore, Tarsem Singh ha costruito una versione di Biancaneve stravagante e sfarzosa, forgiata da tinte forti (domina il luccichio del color oro). Attento alla perfezione del dettaglio, ha reso questa fiaba adatta a tutta la famiglia (perché insomma, Biancaneve non è una favola per bambini, Grimm o Disney che preferiate, ma è anche vero che questo è più un pregio che un difetto). Tuttavia, manca qualcosa, come se a un certo punto i fondi (i soldi) per il film fossero finiti … forse dopo il cachet della Roberts e dopo aver realizzato una splendida sequenza iniziale di animazione – note spese a bilancio che spiegherebbero il reclutamento dell’impacciata Collins come Biancaneve, e, soprattutto, il fatto che uno dei combattimenti conclusivi (ci teniamo sul generico per evitare fastidiosi spoiler) sia privo della struttura avventurosa e del disegno ricercato, che tutti ci aspettiamo (considerate le premesse).
Comunque, in Mirror Mirror (lasciare il titolo originale o tradurlo in “specchio specchio” sarà sembrato troppo banale rispetto a Biancaneve) risplende su tutti la Regina Cattiva, interpretata da una sfavillante, e inedita, Julia Roberts (è lei che tiene in piedi il film dall’inizio alla fine), i cui abiti (ultimo lavoro di Eiko Ishioka, Premio Oscar perBram Stoker’s Dracula di Coppola) sono opere d’arte, in perfetta sintonia con il carattere di questa villain. L’architettura fulgente, romantica e incantata del film è ammirevole: dal castello sospeso su di una rupe, alla camera da letto della Regina, piccolo gioiello surreale, con nuvole che si affacciano alle pareti, dove lo “specchio delle mia brame” è un luogo della mente e dell’anima (tra il genio e l’immaginario).
Il gran finale contagia tutto il pubblico: un balletto che è già tormentone; ma sarebbe stato più coerente con lo stile narrativo, intrapreso già con la scrittura del personaggio della Regina, dare, a questo punto, un tocco di Bollywood in più, più mele e meno mostri (una commistione di generi intrecciati come Singh sa fare, quando vuole).
Biancaneve sa intrattenere, i dialoghi sono festosi e vivaci, la Roberts è superba, la scena del bacio con il principe è tanto romantica quanto divertente, ma, come si diceva, ci sono poche mele. E Biancaneve senza le trame delle mele, funziona solo a metà.
Titolo originale: Mirror Mirror
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Fantastico
Durata: 105′
Regia: Tarsem Singh
Cast: Lily Collins, Julia Roberts, Armie Hammer, Nathan Lane, Mare Winningham, Michael Lerner, Robert Emms, Sean Bean, Jordan Prentice, Mark Povinelli, Joe Gnoffo, Danny Woodburn, Sebastian Saraceno, Martin Klebba, Ronald Lee Clark
Produzione: Rat Entertainment, Relativity Media, Yuk Films
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 04 Aprile 2012 (cinema)






