Light è un giovane geniale studente di giurisprudenza molto deluso dal funzionamento della legge “ufficiale” che, rallentata dalla stupidità della burocrazia e da sibillini cavilli, molte volte manca di punire chi è effettivamente colpevole di delitti a volte atroci. Una notte, forse per caso forse no, trova un quadernetto lasciato cadere da un dio della morte di nome Ryuk (un clown punk, ghiotto di mele, ricostruito magistralmente in computer graphic)…
Una nota all’interno del quaderno rivela che se il propietario dello stesso scrive il nome di una persona all’interno, avendone ben presente il volto, questa muore. Light, esaltato da questo nuovo ruolo di deus ex machina, comincia a ripulire le strade della città dalla feccia della peggior specie. I cittadini e la stampa si dividono nettamente fra pro Kira e contro Kira (“Killer”, ovvero il nomignolo affibbiato allo sconosciuto angelo della morte).
La polizia invece non ci pensa due volte, e comincia la ricerca di questo particolare tutore della legge. A loro si unisce un misterioso genio, che poi si rivelerà essere uno strambo ragazzo che mangia solo schifezze, che si fa chiamare L. Grazie alle sue geniali intuizioni il cerchio attorno a Light comincia a chiudersi; il ragazzo, che nel frattempo ha eletto Ryuk a proprio angelo demoniaco personale, è deciso a difendersi dalla minaccia della polizia e a mantenere nascosta la sua identità e pulita la sua fedina penale. Per fare questo, Light comincia ad annotare sul suo quaderno nomi di persone prive di alcuna colpa, se non quella di volerlo smascherare e fermare. Questo atteggiamento porterà a un atto estremo, nel momento in cui Light vorrà definitivamente sviare i sospetti di L.
Death Note (e il suo sequel) è tratto dall’ottimo manga di Obata Takeshi, da poco edito anche in Italia; questo primo film riguarda i primi quattro volumi della serie (su dodici totali).
In principio era l’eroe; quindi venne l’antieroe. Death Note introduce la figura di un protagonista totalmente malvagio, spinto da idee perverse e deviate e da un’intelligenza acutissima. Molti protagonisti della storia del cinema si sono lasciati più o meno influenzare dal lato oscuro della forza. Light (nomen omen ribaltato) si lascia sedurre immediatamente, senza ripensamenti o rimpianti, finendo anzi per aumentare di minuto in minuto la sua affezione per il male, dettata dal sogno di una società priva di criminali. Lo spettatore segue il suo “eroe” nei suoi tentativi di scampare allo smascheramento. L’immedesimazione per forza di cose è poca, ma la fascinazione per un carattere così lucidamente oscuro è forte. Azzeccati anche gli altri personaggi, specialmente L, genio strampalato, infantile e testardo (proprio come Light), e Ryuk, un dio-macchietta, molto simpatico nel suo ruolo di osservatore esterno e imparziale. La regia lineare e attenta segue la narrazione e non la sovrasta mai rendendosi troppo visibile, facilitando così la fruizione.
Regia: Shusuke Kaneko
Anno: 2006
Durata: 140′ min
Stato: Giappone









