“Gli amori folli” di Alain Resnais

Che sollievo, qualcuno ci dice che è sempre tempo di follia

Volutamente misteriosa è la donna di spalle che entra in un esclusivo negozio di scarpe, l’unico dove lei possa trovare qualcosa di vicino a quel che cerca, perché ha piedi particolari questa donna, dai capelli rossi. A presentarla é una voce che narra, con cadenza e dovizia di dettagli inutili; ma solo in apparenza, perché sono questi frammenti a dare l’immagine del suo volto non ancora inquadrato. Inizia così Gli amori folli e, come spesso, il titolo italiano non considera il significato ben più intrigante di quello originale: Les herbes folles, la malerba che tenacemente e sorprendentemente nasce e si afferma tra inospitali interstizi di pietre e asfalto.

A quasi novant’anni, Alain Resnais, il maestro di Hiroschima mon amour, Mon oncle d’Amerique e Melò, dopo aver lavorato con le pagine di Marguerite Duras e di Alain Robbe-Grillet, chiama a sé la collaudata coppia Azema – Dussolier (Marguerite e Georges) per mettere in scena un’altra opera letteraria: L’incident di Christian Gailly, Editions de Minuit, mai pubblicato in Italia.
E la banalità e il quotidiano di un uomo e una donna alle soglie del tramonto si stacca da terra e si libra nell’aria, con un ronzante aeroplano d’epoca, dando vita a un duetto incendiato di follia e ossessione; vitale e al contempo malinconico.

Lei, dopo aver comprato le scarpe, viene scippata da un ladro in skateboard; lui ritrova il portafoglio, e prima di conoscerla, guardando i suoi documenti, la sua fotografia, è colpito dal desiderio di desiderarla.
Lui l’avvicina; lei pensa che tutto possa concludersi con un grazie. L’ossessione d’amore si mescola al sospetto dello spettatore; e nulla è più controllabile, in questa particolare commedia romantica d’autore, dagli inquietanti risvolti.

Elementi sospesi, come il passato di Geoges, accompagnano lo sviluppo della storia; con un’alternanza di evidenza e mistero, grazie anche al gioco di squadra di Anne Consigy, Emmanuelle Devos e Mathieu Amalric: la moglie, l’amica e il poliziotto.
Il signor Resnais – dice Christian Gailly – non filma la letteratura, compone immagini che ci raccontano qualcosa di completamente diverso: che cosa non so, ma è qualcosa di visibile. E, secondo me, il cinema dovrebbe essere questo.
Gli assoli dei pensieri intrecciati animano duetti sincopati tra l’immaginato e l’agito, complice la fotografia di Eric Gautier, che cadenza la progressione dei no e dei sì di Marguerite e Georges ricorrendo a giochi netti di accese dominanti cromatiche; e le pause non sono più le piume che cadono lente su un schermo nero (L’amour a mort), ma il volo radente su un prato verde.

Marguerite, dentista e aviatrice, stacca la sua ombra da una vita che sembrava definita quando entra, di prepotenza, Georges, assoluto e enigmatico. Insieme si abbandonano a una rivitalizzante e tardiva passione, ma c’è una differenza: Georges decide, desiderando il desiderio, mentre Marguerite ne è travolta. Passione e distruzione si coniugano con lentezza per consumarsi poi “fuori campo”.

L’età non conta, o forse sì, perché a quasi novant’anni, Alain Resnais ci dice che è sempre tempo di sorprese. E che, se anche la fine è ineluttabile, l’irrazionale e la follia la possono accompagnare dandole un senso più profondo e il coraggio di spezzare le convenzioni e di deragliare alla ricerca della vitalità; il non arrendersi (come la malerba) si nutre proprio delle follie d’amore.

Titolo originale: Les Herbes Folles
Nazione: Francia, Italia
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 104′
Regia: Alain Resnais

Cast: André Dussollier, Sabine Azéma, Emmanuelle Devos, Mathieu Amalric, Michel Vuillermoz, Anne Consigny, Jean-Noël Brouté, Cédéric Deruytère, Emilie Jeauffroy, Patrick Mim0u
Produzione: F Comme Film, France 2 Cinéma, Canal+, Studio Canal, BIM
Distribuzione: Bim
Data di uscita: Cannes 2009
30 Aprile 2010