“IL GABBIANO DI Anton Čechov”

La tragica indifferenza dell’annullamento personale

La celebre compagnia del Teatro Accademico statale di Mossovet, che sta portando in scena Il gabbiano, è passata fortunatamente anche per Venezia inserendo lo spettacolo nelle celebrazioni per il Carnevale 2007

Il suicidio è l’unica arma che al giovane Treplev rimane per farsi notare da chi gli sta intorno. Il forte desiderio di lasciare qualcosa nella vita per cui valga la pena di continuare a vivere e per cui essere ricordati, è l’elemento chiave di questa drammaturgia čecoviana.
Apparentemente si riesce a far fronte ad una quotidianità: il microcosmo che passa l’estate in riva al lago, nella tenuta dell’anziano sessantenne Sorin sembra vivere in modo tranquillo. Ma l’incomunicabilità, il distacco e l’essere qualcuno minano tutti i presenti, infelici perché non hanno ciò che desiderano, ed anche quando lo ottengono non ne sono gratificati.
Il giovane Treplev è l’unico che dà un segno tangibile al suo stato. Il suo gesto potrà essere imitato da altri. L’infelicità regna sovrana, la comprensione non c’è per nessuno. Non c’è per una attrice capricciosa che non sa amare suo figlio, non c’è per Nina, una giovane aspirante attrice che per questo sogno impazzirà, non c’è neppure per il noto scrittore Trigorin, che dalla vita ha avuto tutto, ma non sa che farsene.
Anche quando Treplev rivede Nina, dopo due anni dalla separazione, pur essendo diventato da aspirante drammaturgo uno scrittore a tutti gli effetti e avendo quindi realizzato il suo sogno, troverà inconsciamente il coraggio di ricucire un rapporto che è diventato lontanissimo. Questo nuovo incontro, questo ennesimo accanimento contro se stessi, è la spia che la vita è vana e che tutti si lasciano vivere da essa.

A questi temi così forti contrasta una scenografia di Ezio Frigerio che si divide tra un esterno descritto dal lago e dalla spiaggia – con un sapiente gioco di luci a dare l’idea della balneazione e del calore – e un interno borghese qualunque, ma che, nel suo anonimato, diventa prigione soffocante.
Andrei Konchalovsky coadiuva la magnifica compagnia e sa trovare espressioni drammatiche, tese, nervose, a volte isteriche adatte a connotare efficacemente ciascun personaggio.
Ricordiamo tra tutti: Alexsey Grishin, Konstantin, commovente nella sua solitudine e nel suo disagio; Irina di Irina Rozanova, agghiacciante nell’egocentrico ruolo di madre e nella sterilità di sentimenti e Julia Vysoskaya, Nina, che passa dal candore degrado fisico e morale di chi non sa più chi sia.

Il gabbiano di Anton Čechov
Regia: Andrei Konchalovsky
Scene: Ezio Frigerio
Costumi: Rustam Chamdamov
Luci: Andrey Isotov
Musiche: Eduard Artemiev
Interpreti: Alexsey Grishin, Alexsey Serebriakov, Irina Rozanova, Anatoly Adoskin, Julia Vysoskaya, Eugeny Steblov, Vladimir Goriushin, Olga Anokhina, Olga Miloyanina, Yuri Tcherkasov, Andrei Mezhulis, Eugeny Ratkov, Aleksandr Piskarev