Il nome di Ismael Ivo evoca corpi in movimento, contorcimenti, acrobazie. Si entra nel buio profondo del Teatro alle Tese all’Arsenale e sul palcoscenico fiocamente illuminato, su barre bianche squadrate come blocchi di ghiaccio, giace un corpo scultoreo, bronzeo, perfettamente immobile. Non si muove un muscolo, nemmeno un leggero respiro solleva il petto, accentuando l’immagine di quiete profonda, di morte. I minuti scorrono lentamente fra il folto pubblico misteriose figure dai bizzarri costumi fuori tempo si aggirano come silenziosi messaggeri.
Sul suo giaciglio di morte Ismael continua a riposare immobile, vestito solo di essenziali slip bianchi, in forte contrasto con la pelle d’ebano. Non un guizzo dei suoi muscoli, pur sempre scultorei qual bronzo ellenico. Ed ecco che la musica, quasi impercettibile all’inizio, esplode ad un tratto in poderosi suoni mentre il palcoscenico emerge all’improvviso dal buio in un fiotto di luce. Come all’alba dei tempi quando l’universo cominciò ad animarsi alla creazione della luce, così Ismael pare svegliarsi in questo bagliore, a scatti convulsi emerge dal suo torpore. Si alza, ricade, riprova e cade di nuovo, poi finalmente muove d’istinto, braccia, mani, gambe, piedi in un crescendo che lo restituisce al suo moto naturale, ormai riscattato dal letargo.
Una voce fuori campo aveva riassunto in breve l’incidente di cui Ismael era rimasto vittima, irrecuperabile alla danza secondo la spietata sentenza di un medico, ribaltata poi dal giudizio di un altro luminare che gli aveva assicurato il recupero. Mentre dalle file del pubblico scendono in palcoscenico i quattro personaggi biancovestiti, inizia una sarabanda, metafora potente della lotta del danzatore per scrollarsi di dosso ogni residuo di morte e continuare a riappropriarsi della danza che per lui equivale alla vita. Metafore si intrecciano, incalzano, sovrappongono per abbracciare nell’arco di due ore convulse, tutte le tappe della vita, dalla nascita alla morte, suggerendo amori,tradimenti, riti purificatori, ricadute e rinascite continue in un rinnovarsi eracliteo incalzante e frenetico.
Magica e molto originale la scenografia con il grande specchio reclinabile che moltiplica ed esplicita l’azione, i grandi sacchi sospesi, minaccia incombente o indecifrabili strumenti di purificazione. Lo spettacolo “Illuminata” è una performance avvincente sottolineata da una musica originale, arricchita da originali figure di soprano e suonatrici di flauto sottratte alla loro naturale collocazione in orchestra per trasformarle in attrici, mentre in uno spassoso gioco delle parti per un poco sono i danzatori ad occupare il posto degli orchestrali. Anche gli spettatori vengono coinvolti nello spettacolo presi a testimoni dai misteriosi messaggeri bianchi del battere furioso del loro cuore: silenziosi ed ammiccanti si portano al petto le mani di alcuni spettatori sorpresi ma partecipi all’azione. Autore, interprete di quest’opera presentata per la prima volta alla Biennale Danza in prima mondiale, Ivo Ismael è stato sommerso dagli applausi indirizzati anche agli altri bravissimi comprimari e agli orchestrali.
ILLUMINATA
8 > 11 giugno ore 20.00
Teatro alle Tese
Teatro Comunale di Bolzano (Italia)
prima assoluta
ideazione e coreografia Ismael Ivo
musica originale Arnaldo De Felice
drammaturgia Helge-Björn Meyer
con Marco delle Foglie, Orestes Helewegen, Ismael Ivo, Gregory Livingston
e con Accademia Neue Musik Bolzano
scene Marcel Kaskeline
costumi Gabriele Frauendorf
luci Peter Göhler
produzione Fondazione Teatro Comunale di Bolzano e La Biennale di Venezia in collaborazione con Cena Cultural Produções
www.labiennale.org






