sabato, Agosto 1, 2026
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Intervista a Pippo Pollina

Da ex giornalista antimafia a cantautore apprezzato nel centro Europa

Ex giornalista antimafia nel giornale “I Siciliani” di Giuseppe Fava, poi artista di strada. Cantautore molto apprezzato nel centro Europa, con ben diciannove album all’attivo e uno spettacolo teatrale, “Ultimo volo”, sulla strage di Ustica. Ha da poco pubblicato il suo ultimo album, “L’appartenenza”, perché «la vita tutta si esprime attraverso preferenze e adesioni che dipingono, così, i contenuti della nostra esistenza». Ecco la nostra chiacchierata con Pippo Pollina…

NSC: Il tuo nuovo disco si chiama L’appartenenza. L’appartenenza a cosa?

P.P.: E’ proprio questo il punto: mi piaceva l’idea di stimolare gli ascoltatori a cercare ciò a cui sentono di appartenere. Perché credo che la vita tutta si esprima attraverso delle preferenze e delle adesioni: a partire dall’appartenenza a una famiglia, fino ad arrivare a un’idea politica, a un credo religioso, ma anche a una semplice tifoseria di calcio. E così, attraverso le appartenenze noi esprimiamo i contenuti della nostra esistenza.

NSC: La tua carriera è ricca di cambi di direzione, hai mai pensato di farne uno netto e di smettere di scrivere musica?

P.P.: Sicuramente è un cambio di direzione che farò e non avverrà troppo tardi. Anche questa è una sfida, che probabilmente riserverò alla parte della mia vita più vicina al tramonto. Credo che non farò concerti troppo a lungo, anche perché ho già dato tanto, avendo inciso ben diciannove dischi.

NSC: Canti in italiano e sei molto apprezzato in paesi di lingua tedesca. Pensi che sarebbe possibile il contrario?

P.P. Secondo me no. Prima di tutto, perché la lingua tedesca dal punto di vista estetico presenta delle durezze difficili da superare. Ma, oltre a questo, il tedesco è storicamente associato alla Seconda Guerra Mondiale e all’epoca del Fascismo e credo ci vorrà molto tempo prima che la musica in lingua tedesca riuscirà ad affrancarsi da questo collegamento costante.

NSC: Nel 2007 hai realizzato lo spettacolo teatrale Ultimo volo – Orazione civile per Ustica: ci sono stati dei momenti in cui ti sei fatto sopraffare dall’emozione e hai pensato di non farcela?

P.P.: Devo dire che l’unico momento in cui ho nutrito forti dubbi è stato l’inizio, quando non sapevo se accettare o meno. Una volta accolta la sfida, invece, mi sono messo a lavorare in maniera costante e piuttosto consapevole. Sulla strage di Ustica è stata scritta una letteratura infinita e all’inizio la mia preoccupazione era quella di non riuscire ad aggiungere nulla di nuovo a tutto ciò che era già stato fatto. Poi, fortunatamente, è arrivata l’ispirazione attorno a cui ho fatto ruotate tutta l’opera, e da quel momento non ho più avuto dubbi.

NSC: Hai iniziato come giornalista, poi hai suonato per strada, hai realizzato dischi, hai messo in scena Ultimo Volo. C’è ancora qualcosa che vorresti fare e per cui ti senti incompiuto?

P.P.: Mi piacerebbe cimentarmi ancora in operazioni di teatro musicale, come con Ultimo volo, e se riuscissi a trovare una dimensione propositiva più cospicua sotto questo aspetto, probabilmente riuscirei a completarmi. Perché è un’esperienza che mi ha arricchito molto, facendomi scoprire un tipo di narrazione per me inusuale. E quindi in futuro mi piacerebbe mettermi nuovamente alla prova con esperienze di questo genere, piuttosto che realizzando dischi tradizionali con canzoni vincolate da una durata di massimo quattro minuti.