mercoledì, Luglio 29, 2026
Home Cinema Focus Film Margarethe Von Trotta presenta a Roma “Hanna Arendt”

Margarethe Von Trotta presenta a Roma “Hanna Arendt”

Il film nelle sale per il Giorno della Memoria

ROMA – Margarethe Von Trotta, regista di Hanna Arendt, parla un ottimo italiano che giustifica così:

L’Italia è il paese che ha adottato il mio cinema. Tutto è nato nel 1981 quando con Anni Di Piombo ho vinto il Leone D’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Poi il David di Donatello sempre per lo stesso film e nel 2004 per Rosentrasse. Sono stati dei riconoscimenti che mi hanno formata come regista.

La domanda che emerge più sincera dopo la visione di un simile film riguarda una risposta che forse nessuno, nemmeno la stessa Hannah Arendt, è mai riuscito a fornire: come è potuta avvenire una simile cieca obbedienza in una nazione come la Germania? Nemmeno Margareth Von Trotta possiede una risposta, riesce soltanto a guardare alla propria generazione:

Il popolo tedesco, dopo le grandi tragedie che l’ha investito e visto protagonista, ha iniziato ad avere una vera e propria coscienza soltanto negli anni ’60, nel ’68 precisamente quando si è presa una responsabilità critica su quello che fino a quel momento era sato. Ma io faccio parte di quella generazione e per questo mi potreste giustamente definire di parte.

Qual è stata la durata per la lavorazione del film?

E’ stata molto lunga e intensa. 8 anni complessivi, tra ricerche e riprese. Ho parlato con tutti coloro che avevano conosciuto Hannah Arendt e fossero ancora in vita, ho studiato e ristudiato tutti i suoi libri e le sue biografie, e poi, la cosa più difficile, ho cercato di entrare dentro il personaggio per ricostruirne la vita privata. Ho chiesto io espressamente alla produzione e alle varie distribuzioni che il film rimanga in lingua originale perchè ritengo fondamentale che lo spettatore si renda conto della grandezza della Arendt anche da un punto di vista linguistico: era una tedesca che scriveva e parlava in inglese, il suo accento è fondamentale nel film e lo sono anche le discussioni più accese nelle quali, per chiarezza intellettuale, tende ad abbandonarsi alla propria lingua madre.

Il coraggio di Hannah Arendt fu anche una necessità dovuta all’inedita figura di una filosofa donna in un mondo prettamente maschile?

Sicuramente. Credo che molte delle critiche che le furono mosse derivassero dal pregiudizio nei confronti del suo essere donna nel mondo accademico maschile. Il coraggio e l’audacia sono state le sue grandi armi per sopravvivere. Se non avesse avuto la tenacia che ha dimostrato di avere, credo sinceramente che Hannah Arendt oggi non sarebbe Hannah Arendt, uno dei maggiori filosofi del XX secolo e la più grande filosofa donna della storia della filosofia.

La domanda che tutti si aspettano riguarda la scarsa distribuzione in Italia, ma Margarethe Von Trotta glissa:

Pensate che il primo distributore del film era molto pessimista e non capivo esattamente perchè. Poi mi è stato tutto chiaro quando ho capito che non aveva la minima idea di chi fosse Hannah Arendt. Per fortuna era uno dei pochi perchè dalla prima internazionale al Festival di Toronto in poi è stato effettivamente smentito.

L’amarezza tuttavia rimane per un film che meriterebbe una distribuzione decisamente più ampia:

Verrà presentato per due giorni in occasione della Giornata della Memoria, il 27 e il 28 Gennaio, in un centinaio di sale italiane. Abbiamo avuto grande adesione da parte delle scuole dove il film verrà proiettato ad uso didattico. Poi uscirà come DVD venduto insieme alla riedizione da parte de la Feltrinelli del saggio La Banalità del Male.

In bene o in male, ma di questo film se n’è parlato, un po’ come avvenne in definitiva per lo stesso saggio della Arendt sulla banalità del male:

Gran parte delle critiche sono venute dagli storici che si aspettavano una ricostruzione rigorosa dell’epoca, ma io ho scelto di fare un film su un momento specifico nella vita di Hannah Arendt e per questo non mi sono rimasta toccata da simili critiche. Lo stesso Claude Lanzmann (autore di Shoah, il più grande monumento cinematografico sullo sterminio degli ebrei) si era dimostrato da subito molto negativo riguardo il mio progetto: accusa la Arendt di aver elaborato una riflessione vergognosa riguardo Eichmann. Così quando ha saputo del mio progetto proprio attorno al lavoro di Arendt de La Banalità del Male mi ha intimato di non realizzarlo, mi ha detto “non farlo, è una donna terribile!”

Margarethe Von Trotta è andata avanti a testa bassa e ha raccolto con entusiasmo tutti i complimenti sul suo lavoro:

L’ultimo assistente di Hannah Arendt era estasiato. Mi ringraziava di aver creato qualcosa di così completo da riuscire a mettere insieme la Arendt privata e quella pubblica, riuscendo così a farne un ritratto perfetto.

La domanda conclusiva è d’obbligo: data la critica che Hannah Arendt ha subito dagli organi politici sionisti, com’è stato accolto il film in Israele?

Direi molto positivamente. C’è stato un grande supporto da parte di tutti gli organi culturali israeliani. È strano, perchè in Israele il libro della Arendt, La Banalità del Male, è uscito soltanto nel 2002 e di tutte le critiche, le discussioni feroci, le accuse, non ne sapevano assolutamente nulla.

Da noi in Italia si è sempre saputo tutto, invece, ma abbiamo degli organi culturali in grando di dare supporto a un film? La risposta è evidente e si trova nella distribuzione del film.