Sbarcati nell’isola tropicale del Teschio, un regista e la sua troupe scoprono l’esistenza di uno scimmione gigantesco che, narcotizzato, viene trasportato a New York.
L’indiscusso classico del cinema fantastico del 1933 realizzato da Cooper e Schoedsack viene ripreso dal vincitore di tre premi Oscar, Peter Jackson. Nella triplice veste di regista, produttore e co-sceneggiatore, con questa mega-produzione Jackson realizza un sogno strettamente personale. “Ho visto King Kong – dice il realizzatore – per la prima volta in Tv in Nuova Zelanda quando avevo otto o nove anni. Mi ha colpito e impressionato così tanto che è stato in quel momento che ho deciso che volevo fare il regista. Ho pensato io voglio fare film. Voglio riuscire a fare dei film proprio come King Kong”.
La pellicola del 1933 della RKO rappresenta un vero e proprio prodotto d’avanguardia per gli standard dell’epoca. E’ stata utilizzata, infatti, una combinazione di effetti speciali innovativi: animazione stop-motion, proiezioni su schermi di sottofondo, dipinti multi-strato di vetro per arrivare a plastici dettagliati in miniatura. La sua fama non è affidata soltanto all’alta efficienza degli effetti speciali ma anche a due fattori: il carattere onirico e il simbolismo erotico che lo rendono aperto a diverse chiavi interpretative. Ugualmente, oggi, per creare i mondi totalmente divergenti delle due diverse ambientazioni – la giungla urbana della Manhattan degli anni ’30 e la natura primordiale dell’Isola del Teschio, dimora di una razza estinta e di una miriade di spaventose creature – Jackson ha messo insieme un’impareggiabile squadra di artigiani del cinema con la maggior parte dei quali ha un rapporto di durevole collaborazione.
Il punto di forza del film non risiede tanto nella capacità di Jackson di cercare di raggiungere l’impossibile. Tentare di fare qualcosa di straordinario. Lo ha dimostrato ampiamente con la trilogia del “Signore degli Anelli”. Sono le modalità narrative a giocare un ruolo primario. Tutti gli elementi fantastici che caratterizzano i luoghi e i personaggi della storia vengono presentati in maniera molto realistica. La sfida interessante stava nell’affrontare la fantasia con la chiave di lettura della realtà e renderla il più reale possibile. E’ proprio questa apparenza di realtà che rende l’atmosfera ancora più straordinaria. L’identificazione empatica che la protagonista femminile (interpretata da una Naomi Watts sempre più brava) prova nei confronti della “Bestia” è la stessa dello spettatore. Ed è, probabilmente, la stessa fascinazione che il regista ha avuto nei confronti di una creatura cinematografica, il cui impatto sulla cultura popolare dura da 75 anni. Questo, forse, è dovuto proprio alla sua anima “bestiale” e quindi pura, naturale, spontanea. Priva di contaminazioni umanoidi. Per quanto alcuni gesti e tratti di King Kong siano antropomorfizzati per ragioni squisitamente cinematografiche, il rapporto natura-cultura rimanda esattamente a quello fantasia-realtà. King Kong fa talmente parte dell’isola in cui vive da non lasciare alcun dubbio sulla sua identità. Lui stesso è sogno, fantasia e, dunque, cinema. Non è un caso che sia il personaggio femminile, un’attrice di varietà, a rimanere stregata, per prima, dalle componenti “imaginifiche” e fantastiche del gorillone. Allo stesso modo l’innamoramento di quest’ultimo nei confronti della “Bella” è immediato perché riconosce in lei uno sguardo diverso ovvero capace di ri-conoscere e saper leggere la magia dell’ignoto, del non conosciuto. Ed è questo, in sintesi, l’invito che il regista si sente di fare verso chi vedrà il film.
Titolo originale: King Kong
Nazione: U.S.A, Nuova Zelanda
Anno: 2005
Genere: Fantastico, Avventura, Drammatico
Durata: 180′
Regia: Peter Jackson
Sito ufficiale: www.kingkongmovie.com
Sito italiano: www.king-kong.it
Cast: Naomi Watts, Jack Black, Adrien Brody, Andy Serkis, Jamie Bell
Produzione: Big Primate Pictures, Universal Pictures, WingNut Films
Distribuzione: UIP
Data di uscita: 16 Dicembre 2005 (cinema)






