L’impegnativa opera di Parise in scena al Teatro Toniolo di Mestre.
Due innamorati sviscerano il significato dei loro sentimenti ed indagano dialetticamente sull’entità dei rapporti dell’uomo inserito nel contesto sociale; durante queste prolungate discussioni emergono i due differenti punti di vista degli amanti, gli unici personaggi dell’opera: il protagonista maschile percepisce ogni aspetto della vita dell’uomo come collegato ad un processo che parte ed è caratterizzato dalla razionalità, la sua compagna invece inquadra l’uomo nella sua componente materialistica fino a considerarlo solamente un oggetto.
Dal momento dell’innamoramento fino alla drammatica conclusione del rapporto, la disputa acquista toni sempre più agguerriti; in una delle scene finali della rappresentazione, la moglie, stufa dell’ostinazione del marito nel privilegiare l’ambito intellettivo, costruisce con degli scatoloni un sorta di pupazzo umano e ne apprezza la peculiarità che lo distingue dal marito: l’indipendenza dal demone della ragione.
Il contrasto arriva ad acuirsi nel momento in cui si giunge a discutere dell’importanza del piacere fisico, quest’ultimo viene interpretato come estrema ossessività sensibile oppure come una semplice metafora in grado di far riaffiorare ricordi e sensazioni passate, il divario è incolmabile.
I due attori, che si sono perfettamente immedesimati nei due litiganti, sembrano, alla fine dell’opera, provati dallo scontro ideologico e non si accorgono di aver estremizzato, avvicinandosi alla paradossalità, le loro avverse posizioni.
L’accompagnamento musicale è relegato ad essere il collegamento tra una scena e l’altra: affianca i cambiamenti della scenografia preannunciando l’intensità dei dialoghi che seguiranno nell’opera.
Oltre ad un melo che dal centro del palco rievoca il racconto biblico del peccato originario, la scena è piuttosto povera e lascia spazio ai movimenti degli attori, sia alle animate discussioni che alle effusioni amorose.
L’assoluto naturale di Goffredo Parise
Regia: Fabrizio Parenti
Attori: Fabrizio Parenti e Carla Chiarelli
Compagnia: Crt Centro di Ricerca per il Teatro






