Quando Rita Maffei e il CSS di Udine proposero al regista Alessandro Marinuzzi di riprendere in mano il complesso racconto a perdifiato di Georges Perec, “L’arte e la maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento”, ne fu entusiasta
Nel 1990, l’allora a neonata Compagnia del CSS, si era già cimentata nella sfida di portare in scena la traduzione teatrale della complicata pièce parigina, “L’aumento”, scritta per l’attore Marcel Cuvelier nel 1970 e che prevedeva sei personaggi e una voce narrante. Ne esiste invece, una versione del ’68 pubblicata su una rivista di informatica, su cui si basa l’odierno adattamento della bravissima Rita Maffei. Una voce fuori campo, esplorando le casistiche matematiche, istruisce un impiegato sui metodi da adottare e gli ostacoli da evitare per conquistare la fiducia del proprio capoufficio e ottenere il tanto desiderato e atteso aumento. Un intero monologo senza punteggiatura, una cascata di pensieri e ragionamenti mentali, scroscianti statistiche e dati aziendali che martellano lo spettatore generando un binomio tra momenti di esasperante follia comica e di ostinata riflessione esistenziale.
L’attrice udinese, in un brillante gessato grigio da promozione, sostiene il ritmo incalzante ed energico del testo. Accoglie gli spettatori facendoli sedere attorno ad un lungo tavolo da consiglio di amministrazione, e li rende partecipi utilizzando tutto lo spazio circostante e coinvolgendoli costantemente quasi in una sorta di dialogo a cui il pubblico risponde tra un applauso e un sorriso. Luci fisse, musica inesistente; l’intero ensemble è affidato alla maestria della Maffei e alle sue lodevoli qualità attoriali, che rispettando la stesura del geniale tuttologo francese, descrivono i lavoratori di ogni tempo, in bilico tra la ricerca disperata di una via d’uscita e il commovente fallimento che li attende.
“La vicenda dell’impiegato che continua a vivere ed invecchiare all’interno della stessa azienda illudendosi di riuscire ad ottenere un seppur minimo aumento di stipendio mi sembra ormai una storia che non definirei più kafkiana o fantozziana – sostiene Marinuzzi – ma donchisciottesca, metafisica, appartenente a un eroe di un mondo fantastico che si scontra con una realtà incongrua, una falena solitaria che sbatte le ali contro la lampada della rivendicazione individuale, mentre la finestra del mercato del lavoro, sempre che sia aperta, sta da un’altra parte”. A quarant’anni dal debutto, questo testo continua ad esprimere le problematiche della flessibilità, del precariato, della mobilità che tanto hanno angosciato e che tutt’ora affliggono il mondo di molti lavoratori.
L’ARTE E LA MANIERA DI ABBORDARE IL PROPRIO CAPOUFFICIO PER CHIEDERGLI UN AUMENTO
di Georges Perec
TRADUZIONE DI Letizia Pellizzari Gusella – CON Rita Maffei – REGIA DI Alessandro Marinuzzi
CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia






