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“LA BALLATA DEL CARCERE DI READING” di Elio De Capitani

"Ogni prigione costruita dagli uomini per l'uomo è fatta con mattoni di vergogna e sbarrata, perchè Cristo non veda come gli uomini riducono i loro fratelli"

Sabato 14 aprile 2007 si chiude la rassegna “Mira al cuore” stagione 2006-2007, organizzata dal Teatro di Villa dei Leoni di Mira (Ve).
Per l ‘occasione è portato in scena uno dei più celebri componimenti di Oscar Wilde, interpretato da due grandi protagonisti del teatro di parola e della musica popolare italiana: Umberto Orsini e Giovanna Marini.

La scenografia allestita è davvero essenziale: un tavolo e qualche sedia. Solo a metà dello spettacolo invade la scena un grande crocifisso, forse a sottolineare l’impulso spirituale dell’ esperienza di Wilde.
I veri protagonisti del lamento lirico messo in scena da Elio De Capitani con la Produzione Emilia Romagna Teatri, sono questi due artisti dalla formazione e dai percorsi estremamente diversi.

Lui, famoso attore di teatro, cinema e televisione. Lei compositrice ed etnomusicologa, da sempre dedita alla ricerca e allo studio di canti di tradizioni popolari.

La prima a comparire in scena è proprio Giovanna Marini che, con la sua chitarra che sempre l’accompagna dopo il diploma al Conservatorio di Santa Cecilia, spiega come nel 2004 abbia deciso di mettere in musica la famosa ballata di Wilde. La traduzione del testo che più la convinse fu proprio quella che in questa performance teatrale viene letta ed interpretata da Orsini.

L’ opera venne composta da Oscar Wilde a seguito della sua dimissione dal famoso carcere nel Berkshire, dove fu costretto a scontare due anni di lavori forzati per il solo fatto d’ essere omosessuale. Si parla di fine 1800 e, come tiene a sottolineare Giovanna Marini, “essere accusati d’omosessualità, è come essere accusati oggi di musicalità”.

Questa terrificante esperienza del famoso scrittore e autore di teatro inglese è alla base della famosa ballata. Il tema principale attorno cui ruota il suo componimento è la pena di morte.
Il testo si divide in due parti: la prima, in cui descrive la convivenza con un detenuto, accusato di uxoricidio e destinato ad essere giustiziato.
La seconda, in cui l’autore si lascia andare ad una profonda riflessione, permeata di religiosità, sui mali del mondo e su come tutti siamo peccatori, malfattori e necessitiamo di perdono. La redenzione è alla base della condizione umana.

La detenzione carceraria fu l’esperienza che lo portò ad abbandonare il credo base dell’estetismo secondo cui la vita dev’essere vissuta come un’opera d’arte, per sviluppare, invece, una visione pessimistica che durò fino alla sua morte.

Il contenuto drammatico dei versi è interpretato con estremo coinvolgimento dall’attore novarese.
La disperazione che pervade i fogli del volume posato sul tavolo spoglio e resa attraverso le parole di Orsini, raggiunge apici commoventi.
Il trasporto emotivo è forte e l’ammirazione per il grande attore invade il teatro.

Tale disperazione è ripresa, ma forse in parte lenita, dal folklore dell’accompagnamento musicale della Marini. Il lavoro di scrittura delle sue musiche sul testo inglese è certamente frutto di grosso impegno e amore per il canto popolare. Ma il risultato raggiunto è ancora più elaborato. Come lei stessa dichiara, ci sono altre importanti fonti d’ispirazione: le ballate irlandesi, John Dowland e addirittura Schubert e i Beatles.

L’assessore Zuin ha dichiarato: “un evento importante chiude un percorso costellato di grandi successi”. Wilde lasciò intendere che scrisse questo componimento con l’intento di formulare un manifesto contro la pena di morte e che le cose che vide e visse, vanno raccontate.
E’ stupefacente pensare come una ballata composta più di cento anni fa sia stata in grado di riproporre, con forte coinvolgimento emotivo, temi tanto attuali e scottanti ai giorni d’oggi.