lunedì, Luglio 27, 2026
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“LA DISPARUE DE DEAUVILLE” DI SOPHIE MARCEAU

Un solido film di genere

Amori in (con)corso
Jacques è uno strambo detective della polizia francese: arruffato, scalcagnato, apparentemente svampito e perso in un mondo tutto suo. Viene avvicinato da una misteriosa e affascinante donna che lo porta sulle piste di un caso di sparizione di un ricco proprietario di albergo; caso collegato, apparentemente, alla morte in un incidente stradale di una famosa attrice, sposa dell’alberghiero scomparso, avvenuta trentasei anni prima.

In un gioco di incastri, di detto e non detto, di svelamento progressivo, riusciamo pian piano a mettere insieme i pezzi del puzzle. Jacques è in realtà un ex tenente della polizia, messo sotto ghiaccio a causa delle turbe mentali e delle allucinazioni che lo affligono sin dalla morte della giovane moglie. La tragica scomparsa della diva del cinema, Victoria, è un enigma ancora lontano dall’essere risolto. La donna del mistero, quasi una sosia di Victoria, ha avvicinato Jacques perchè è l’unico in grado di ricomporre questa vicenda così rapsodica e portare a galla la verità. Queste dinamiche si intrecciano a ripicche famigliari, rapporti morbosi, pazzia latente o già palese, intricati intrighi, fughe pianificate, per arrivare a comporre un quadro che, via via che la storia prosegue, si fa sempre più chiaro e spaventoso.

La bella quarantenne Sophie Marceau non è totalmente nuova alla regia: portano la sua firma già due opere audiovisive, ovvero il cortometraggio d’esordio che le ha permesso di aprire il Festival di Cannes nel 1995 e il suo primo lungometraggio, Parlami d’Amore, risalente al 2002. Film che, per altro, ottenne una buona distribuzione europea grazie al traino dell’importante nome della regista esordiente, ma che fu diffusamente tacciato di freddezza e superficialità dalla critica. Giudizi che certamente non possono essere appuntati al petto di questo Le disparue de Deauville, che al contrario sembra essere un film fortemente passionale e appassionato. Nato da un soggetto originale creato dalla stessa Marceau, e quindi sceneggiato sempre dalla regista in collaborazione con due mestieranti, il film si avvale anche dell’esperienza recitativa di Christopher Lambert, perfetto e rivitalizzato nei panni dello stralunato tenente Jacques.

Come agilmente intuibile dalla sinossi, la pellicola si avvale di una sceneggiatura particolarmente complessa. Fortunatamente la macchinosità della fabula non viene appesantita ulteriormente da un intreccio complesso; intreccio che ovviamente non può essere lineare per lasciare spazio al meccanismo di svolgimento e rivelazione graduale di cui si parlava in apertura di recensione, ma che riesce comunque a procedere coerentemente senza rivelarsi difficoltoso per lo spettatore. D’altro canto la Marceau si rivela un’insospettabilmente abile regista anche nella direzione dei comparti tecnici. Escludendo una fotografia appena sufficiente e un poco pasticciata, la Marceau riesce a imbastire una regia che privilegia camera a spalla e steadycam, in modo da creare un’atmosfera nervosa, tesa, molto congeniale rispetto alla riuscita del film; messa in scena che, pur avendo i nervi scoperti, riesce a essere ricercata e raffinata in talune parti, tanto da proporre in più di un’occasione alcuni fantasiosi stacchi di montaggio concettuali. Ottima certamente anche la direzione degli attori, dote che si palesa in un finale tanto concitato quanto drammatico. Un solido film di genere, caratterizzato anche da un tocco personale a volte ingenuo, a volte didascalico, ma mai banale e sempre coraggioso.

Sceneggiatura: Sophie Marceau, Jacques Deschamps, Gianguido Spinelli
Interpreti: Sophie Marceau (Victoria / Lucie), Christopher Lambert (Jacques), Nicolas Briancon (Camille Berangere)
Fotografia: (colore): Laurent Dailland
Durata: 103’
Musiche: Franck Louise
Produttore: Ariane Guez, Oury Milshtein
Produzione: Illiade et Films
Distribuzione: Snd