venerdì, Luglio 31, 2026
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“LA SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE” di Luigi Pirandello

Questa schifosa umanità

Nella prima domenica di Settembre, sullo spiazzo davanti a una chiesa di campagna, si svolge la festa del Signore della nave. Affluiscono signori e popolani, venditori di ogni mercanzia, suonatori ambulanti, ladruncoli, donnacce. In questa confusione, avviene il dialogo tra il signor Lavaccara, che ha venduto al macellaio il suo maiale Nicola, e il Giovane Pedagogo. Lavaccara vuole dimostrare, a tutti i costi, che il suo maiale è più intelligente e più umano di tanti “porci” uomini…

“Il Signore della nave” è una delle novelle meno conosciute della vasta opera di Luigi Pirandello. Nel 1924 diventa commedia e segna l’inizio del nuovo teatro corale pirandelliano e il debutto dell’autore nelle vesti di regista. E’ importante sottolineare come la novella o racconto breve fu il vero amore di Pirandello: scrisse la prima che aveva soltanto diciassette anni, nel 1884. Il blocco più consistente venne prodotto nel primo ventennio del ventesimo secolo. La novella è per Pirandello una sorta di laboratorio sperimentale in cui saggiare la consistenza narrativa di temi, casi, personaggi. Nonché riserva di materiale potenziale per opere più complesse come drammi o romanzi.

“La sagra del Signore della nave” è un vero e proprio microcosmo nel quale l’invenzione si sposta di continuo dall’evento particolare alla vita e ai suoi meccanismi. Qualsiasi personaggio presente sulla scena si scontra con una realtà infinitamente più grande e potente senza avere gli strumenti adeguati, né sul piano teoretico, né su quello pratico. Come in molte altre opere, “La Sagra del Signore della nave” rappresenta la vita e gli uomini di une regione, la Sicilia. Vedendo la rappresentazione, lo spettatore è in grado di rivivere le forze dissolventi che frantumavano e immobilizzavano quella società. L’economia feudale, la mancanza di industrie e commerci moderni, le nette distinzioni tra le classi sociali, la miseria diffusa, il peso di tradizioni e superstizioni secolari.

La coralità della scena è solo pura apparenza. I rapporti sociali avvengono, per lo più, grazie alla religione o meglio alla festa religiosa. Ogni individuo è lasciato a se stesso eppure è, nello stesso tempo, prigioniero degli altri: slanci, impulsi, evasioni non sono possibili. Qualsiasi affetto sincero viene deformato in modo grottesco dalle convenzioni sociali e dall’ambiente. Come sempre, ognuno è costretto a una parte, e non può mai essere lui, deve essere quello che la sorte gli ha imposto: ricco, povero, moglie, marito, un tipo, mai un uomo. Intellettualmente non vi sono idee. Dove vi è un tentativo di accostarsi alla scienza e al progresso (la figura del Pedagogo), tutto viene ridicolizzato e soffocato. Da qui la forte distanza nei confronti della tragedia greca in cui l’intervento divino scioglieva qualsiasi nodo. Nel mondo pirandelliano questo non avviene e agli uomini si aprono solo due vie: allontanarsi oppure mascherarsi.

Il regista, Vincenzo Pirrotta, è stato bravo nel saper evocare e, quindi, trasmettere il tono complessivo dell’opera originaria in cui Pirandello fugge qualsiasi commozione semplice. Per tutta la durata dello spettacolo prevale la beffa, il bizzarro, il grottesco, il ghigno misto al riso con la consapevolezza che dietro tutto questo c’è un’acre tristezza che stravolge il pianto in smorfia. “Grazie al grottesco – dice Pirrotta – si può andare ancora più a fondo nell’animo delle persone e dei personaggi. Tanto più in un testo dove c’è un contrasto forte tra peccato e spiritualità. Mi affascina la possibilità di andare a disincrostare certe cose profonde, e questo si può fare meglio lavorando in maniera esasperata”. Pirandello/Pirrotta raffigurano casi assurdi o appena credibili. Uomini ai margini della vita sociale e della psicologia normale. Facendo così, riescono a interessarci più che a commuovere, a incuriosire più che prendere.

LA SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE
da: Luigi Pirandello
di: elaborazione e regia Vincenzo Pirrotta
con: (in ordine alfabetico) Giovanni Calcagno, Amalia Contarini, (Gabriella De Fina aspettare), Andrea Gambadoro, Nancy Lombardo, Rosario Minardi, Marcello Montalto, Vincenzo Pirrotta, Salvatore Ragusa, Alessandro Romano, Antonio Silvia, Bruno Torrisi, Salvatore Tringali e con quattro musicisti
produzione: Teatro di Roma
musiche: Ramberto Ciammarughi
al Teatro India di Roma dal 28 febbraio al 26 marzo 2006
www.teatrodiroma.net