L’atmosfera affascinante delle Terme di Caracalla ha ospitato dal 9 al 15 luglio la messa in scena del Teatro dell’Opera di Roma della tragica storia di “Madama Butterfly”: amore e dolore si intrecciano a fedeltà e superficialità. Seguirà dal 23 luglio al 4 agosto l’”Aida” di Verdi.
La famosissima opera che Puccini compose tra il 1900 e il 1904, anno in cui fu rappresentata a Milano, su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giocosa, è tratta dal racconto “Madam Butterfly” di John Luther Long.
La felicità di Cio-Cio-San, chiamata “Farfalla” per le sue agili movenze, giovanissima geisha orfana di un valoroso samurai, è pari alla solidità del suo impegno e della sua obbedienza al marito, B. F. Pinkerton, ufficiale della marina degli Stati Uniti di stanza a Nagasaki. Fin dalle nozze però la leggerezza e la mancanza di scrupoli dell’uomo presagiscono l’abbandono della ragazza, mentre l’intensità dei sentimenti della protagonista, preparano la strada al gesto estremo del suicidio. Una storia triste e basata sugli opposti, sull’inconciliabilità di due culture separate da un oceano, ma affascinate l’una dall’altra.
Il progetto visivo è stato realizzato da Renzo Giacchieri, che è riuscito a costruire una scenografia semplice e funzionale agli spazi, ridotti in profondità, della sede estiva del Teatro dell’Opera. Le Terme di Caracalla circondano e fungono da grandioso fondale ad un palcoscenico collegato da un estremo all’altro da un alto ponte di legno: una struttura leggera, ma utilissima per consentire al coro di riempire uniformemente la scena.
Un’idea, questa, ripresa dal testo stesso del libretto “Sotto il gran ponte del cielo, non v’è donna di voi più felice” che, oltre a creare equilibrio e movimento, consente all’interno dell’arco degli effetti visivi veramente suggestivi: in un crescendo che segue il patos degli eventi rappresentati, si susseguono un cielo stellato, dei pannelli di legno dipinti con montagne e mare intrecciati, quasi a riprendere il contrasto tra i due mondi, ispirati alla pittura di Hokusai, che, infine, richiudendosi su se stessi lasciano spazio ad un enorme ciliegio in fiore. Il tutto arricchito dalle lanterne, che ormai sono inseparabili dagli allestimenti orientaleggianti, ma che qui consentono anche una pioggia di petali per accompagnare la devota gioia di Butterfly.
Una scenografia in definitiva, nella sua semplicità, molto ricca e soprattutto mutevole e variegata, anche grazie ai colori carichi e al contempo delicati. Anche i costumi seguono questa linea metamorfica, anche se di tinte meno vive e più indifferenziate.
L’inserzione nel primo atto di un gruppo di marinai, come specchio della vita “spensierata” di Pinkerton, è interessante anche se in alcuni momenti troppo invadente, soprattutto a causa dell’esigua profondità del palco. Le recitazioni degli interpreti sono ben rese perchè sfaccettate e credibili, anche se in alcuni tratti un po’ troppo manierate.
Nonostante il tutto esaurito dell’ultima sera, il pubblico si è rivelato abbastanza freddo e sbrigativo, ma è difficile credere che non sia stato colpito dall’eleganza e dal fascino di quest’opera.
MADAMA BUTTERFLY – Tragedia giapponese in tre atti; Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa; dal racconto “Madam Butterfly” di John Luther Long; Musica di Giacomo Puccini; Orchestra, Coro e allestimento del Teatro dell’Opera; Maestro concertatore e Direttore d’orchestra Donato Renzetti; Maestro del Coro: Andrea Giorgi; Progetto visivo di Renzo Giacchieri; Movimenti mimici di Hal Yamanouchi







