Se vi capita di perdervi nella grazia medievale dei vicoli di Capalbio (Gr), vi imbatterete con sorpresa nello studio dell’artista maremmano Goffredo Ademollo Valle, in arte Dedò.
Nato a Scansano nel 1951, ha frequentato la facoltà di architettura a Firenze. Uno squarcio di colore, un lampo di pop art nella penombra dell’Arco Santo. Uno sguardo sulla modernità in un luogo in cui il tempo è immobile, e il passato sembra non passare mai.
I colori accesi della Florida, meta oltreoceano preferita dell’artista, rivivono negli acrilici delle sue opere. Cubismo pop, fumettistici eccessi colorati, un caos geometrico e gioioso quello dipinto sugli oggetti e le tele di Dedò, opere ricche di stimoli visivi che al primo sguardo seducono e confondono e poi invitano ad un’osservazione più attenta che ci porta a scoprirne i particolari sempre diversi.
Dimenticate le regole della prospettiva, l’uso convenzionale di ombre e luci ed entrate in un universo in cui i colori contrastano tra loro, un mondo dove pesci, gatti, cani, fiori, cuori, uccelli, donne, uomini e bambini sono figure sospese tra romanticismo, ironia e sogno.
Il tema dominante è l’amore. Le opere di Dedò riempiono lo sguardo e il cuore di gioia. L’arte, ci racconta non senza tradire un po’ di malinconia, è rimasto l’unico spazio in cui realizzare i propri sogni, l’unico rifugio felice nel quale poter scordare le meschinità del mondo






