sabato, Luglio 25, 2026
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“Our Town” Jung Kil-Young

La nostra città

La piccola cittadina di Sacho-dong è scossa dalla presenza di un efferato serial killer. In quattro mesi lo sconosciuto assassino ha seviziato e ucciso quattro donne per poi crocifiggerle e farle trovare quasi infiocchettate, come fosse un regalo per la polizia locale. La macchina da presa segue inizialmente le tribolazioni di Gyeong, uno scrittore in fieri, perennemente squattrinato, in ritardo con l’affitto e impegnato nel perenne tentativo di far pubblicare la sua prima opera, un romanzo sui serial killer.

Gyeong è convinto che, per trovare ispirazione e realismo, sia necessario rivivere le potenti sensazioni che lo pervasero quando, da adolescente, uccise brutalmente la donna che credeva responsabile della morte in un incendio dei genitori, per poi crocifiggerla. Tuttora Gyeong non prova rimorso per quell’efferato crimine, nonostante nei giorni successivi all’assassinio da lui compiuto sia venuto a sapere che la colpa per il rogo accidentale che ha ucciso i suoi genitori ricadeva sul suo migliore amico, Jae-shin. Oggi Jae-shin è il tenente a capo delle indagini del serial killer delle crocifissione, emule del Gyeong adolescente. Quello che i due amici non sanno è che ci fu un testimone dell’assassinio compiuto da Gyeong: si tratta del figlio undicenne della donna uccisa, Hyo-yi, che una volta raggiunta la maggiore età ha abbandonato la famiglia adottiva per ritornare nella sua Sacho-dong. Hyo-yi era un bambino infelice già quando viveva con la madre, un’usuraia promiscua e non troppo amorevole; crescendo senza di lei si è fatto sempre più solitario e depresso, coltivando dentro di sè la volontà di divertirsi gettando nel panico la città, dando sfogo ai suoi istinti omicidi e contemporaneamente omaggiando il suo “maestro”. Inevitabilmente il cammino di queste tre persone così profondamente legate e così promiscuamente responsabili l’uno del destino dell’altro, in un triangolo senza fine, è destinato a incrociarsi di nuovo in un ultimo, risolutivo incontro.

Jung Kil-young è un esordiente coreano quarantenne, notato, grazie a un corto, dal maestro Lee Chang-dong che sembrerebbe aver scoperto un nuovo talento. Al di là dei giudizi di merito, va sicuramente rilevato ed elogiato il coraggio necessario a scegliere un argomento così difficile e delicato per un film d’esordio. Manco a dirlo, la pellicola di Jung ha ottenuto un modestissimo risultato al botteghino sudcoreano verso la fine del 2007. L’argomento difficile e delicato a cui si accennava è, però, almeno altrettanto interessante: Jung, infatti, inserisce all’interno di una solida storia di genere (seppur non scevra di difetti ed errori) un’interessante riflessione sul destino umano, su come l’incrociare fatalmente il percorso di un’altra persona possa modificare la tua esistenza, su come ciò che siamo nel presente è rappresentabile con una complicatissima e delicatissima equazione matematica in cui le esperienze fatte e le persone incontrate sono i nostri fattori e addendi, o le nostre incognite. Modificando o sostituendo uno di questi elementi il risultato cambia radicalmente. Il film si concentra sulle esperienze di tre persone, fondamentali in passato nella formazione l’una dell’altra, che incrociano nuovamente e drammaticamente nel presente i loro cammini. Ognuno di loro sa perfettamente di dover convivere con la paternità delle influenze avute in passato, e con la responsabilità di cosa quelle influenze nel presente hanno causato.

Si diceva che la narrazione di Jung, pur partendo da un soggetto che si avvale di una riflessione lodevole, non manca di difetti ed errori. L’impostazione da thriller funziona splendidamente nelle parti iniziali e finali; la parte centrale, invece, soffre l’andatura sincopata e a volte incoerente della narrazione, che si fa poco chiara e quasi sbrigativa. Anche la regia e la fotografia non sembrano esenti da pecche: Jung opta per uno spiccato simbolismo, un pesante uso del flashback e per una fotografia livida e scura che nel complesso appesantiscono non poco l’apparato visivo. Eccezionali, d’altronde, i due attori che ricoprono i ruoli di Gyeong e Hyo-yi, ripsettivamente Oh Man-seok e Ryu Deok-hwan; specialmente quest’ultimo, giovanissimo, spaventa e incute parecchio timore dando vita a un personaggio vuoto e senza scopo, al cui interno la voce della pazzia rimbomba di continuo.

Regia:
JUNG Gil-young
Anno:
2008
Durata:
112′
Stato:
Korea