Mercoledì 29 aprile, il Teatro Toniolo di Mestre ha ospitato con “Questo buio feroce”, l’ultimo degli appuntamenti dedicati alla stagione di Teatro contemporaneo 08/09 dell’Aurora di Marghera
La stagione di Teatro Contemporaneo dell’Aurora di Marghera, diretta da Antonino Varvarà, si conclude con un grande eclettico ospite del teatro internazionale, Pippo Delbono, che porta in scena “Questo buio feroce”, di cui ne cura ideazione e regia. Tratto dal libro autobiografico di Harold Brodkey, una delle voci più intense della letteratura americana della seconda metà del Novecento, lo spettacolo affronta il tema della malattia che accompagna alla morte. A differenza del romanzo, nella visione teatrale non si accenna ad una patologia in particolare. E’ un viaggio disperato in una scatola bianca, vuota, una scenografia senza spiragli e finestre, dove sconosciuti si perdono e si scontrano nella loro alienazione di esseri umani.
Come sostiene lo stesso Delbono, è la bestialità cruda e sacra raccontata da Pasolini in “Salò”, i corpi torturati dipinti da Botero o le ferite strazianti mai rimarginate di Frida Kahlo. Il suo è un teatro delle diversità, dove non c’è nulla da capire, piuttosto da assaporare, di quell’abbandono alle emozioni e alla poesia tenera e sadica con cui viene plasmato. Nella “non ordinarietà” di uomini smarriti e accasciati sulle note di un ricordo lontano, sfilano grandi interpreti, stralunati da una lunga ricerca durata anni: Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Raffaella Banchelli, Bobò, Margherita Clemente, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti e Pepe Robledo.
Eccessivi e difettosi, i corpi si muovono scortati da fragili travestimenti, curati su misura, in abiti antichi e moderni, gotici e barocchi, dark e ottocenteschi, realizzati con crudele eleganza nei laboratori del Thèâtre de la Place di Liegi e da Emilia Romagna Teatro. Le luci ospedaliere di Fabio Saiz, disegnate da Robert John Resteghini e le scene pensate da Claude Santerre, trasportano la catarsi dell’anima attraverso la dimensione coreografica di Pina Bausch, alla sua espressività diretta e dinamica del sentimento, che Delbono suggerisce in diversi passaggi dell’opera. E’in abito bianco, casual, da esule senza attese, pacato verso una continua ricerca alla luce, in netto contrasto con l’atrocità delle sofferenze esistenziali, un gruppo di uomini-demoni scagliati dall’altra parte della sala. E’ quanto di più intimistico e sconvolgente possa colpire: è Pippo Delbono che guarda in faccia la propria morte.
Questo buio feroce
Ideazione e Regia di Pippo Delbono
con Pippo Delbono, Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Raffaella Banchelli, Bobò, Margherita Clemente, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo
scene di Claude Santerre – disegno luci di Robert John Resteghini – luci di Fabio Saiz – fonica di Angelo Colonna – scene e costumi realizzati nei laboratori del Thèâtre de la Place Liege Emilia Romagna Teatro Fondazione
www.pippodelbono.it






