Scultura: Cotte Crude Terre

A Mestre

Si è inaugurata il 5 ottobre all’Atelier 3 + 10 di Mestre una mostra di scultura all’insegna della manipolazione della creta da sempre, dagli Etruschi ad Arturo Martini in avanti, forma primaria della modellazione plastica.

Anche l’idea della scultura non può che rimandare a un’idea primigenia, a un’idea originaria che ci riconduce a una materia prima come la terra. Dopo il superamento della retorica monumentale e funeraria di un concetto di scultura perdurato almeno fino all’Ottocento, Arturo Martini, in “Scultura lingua morta”, con l’usuale intuizione “primitivistica” che ha caratterizzato la sua opera, affermava che “anche solo stringendo la creta uno scultore autentico, può fare una scultura”.

In tal senso pure Martini si riconduceva al mondo degli Etruschi, al loro anonimo ma estasiante utilizzo dell’argilla, alla sua magica manipolazione nel rimando spirituale a un ritorno ciclico dalla morte alla vita e viceversa, in cui tale pratica anche se non assumeva alcuna valenza artistica, né tantomeno estetica, comunque includeva quell’élan vital così indispensabile a ogni manifestazione che possa definirsi creativa. Su questa traccia martiniana, in cui l’utilizzo della creta costituiva il primo impatto con la forma così come l’artista dovrebbe provare la stessa sensazione di immediatezza attraverso la grafite del segno di una matita su un foglio di carta, ho creduto in questa mostra unendo assieme amici artisti attivi in diverse ma complementari “terre”. Gli antichi Etruschi arcaicamente possono considerarsi alle origini della nostra civiltà, uniformando ambiti geografici limitrofi ma allo stesso tempo differenti a iniziare dalla stessa natura di tali luoghi segnandone la morfologia da nord a sud e da est a ovest della penisola italiana.

Direi che pur nella comunanza o meno di intenti, possiamo registrare lo stesso scarto all’interno della proposta di questi artisti, alcuni dei quali da sempre votati a tale materia, altri dopo varie sperimentazioni e ricerche in un ritorno con un rinato entusiasmo, altri per semplice e diretta formazione. Terre diverse che uniscono, qui simbolicamente rappresentate dal nutrito storico gruppo ferrarese-romagnolo, storico perché coerenti da anni in una ricerca su tale materia e in un serrato confronto intellettuale costruttivo per loro, quali Maurizio Bonora, Ilaria Ciardi, Gianni Guidi, Sergio Monari, Giovanni Scardovi, Sergio Zanni, cui si aggiungono gli iraniani Amir Sharifpour e Sima Shafti, questi ultimi due presenti già a Bologna dove si sono formati nella locale Accademia e ora attivi soprattutto a Ferrara. Poi ci sarà Ampelio Zappalorto, assieme a Sarah Marconato, i più giovani ma ormai lanciati Valter ?erneka, Marija Markovi?, Zhongqi Geng, Lorenzo Rumonato, simbolicamente a rappresentare l’area veneta di Nove, e infine Albertini e Moioli, docenti a Brera di Scultura con un ritorno, nella loro ricerca, alla terracotta di Albissola.

Un’unione di punti di terra che anche nella partecipazione internazionale che caratterizza le finalità dell’associazione ospitante, determina un sempre più stringente rapporto interculturale per un confronto privo di orgogli e presupposte superiorità, pur in un contesto pluralistico di individualità assolutamente signficanti e autonome. Un ritorno alle origini e una condivisione nell’attuale tra analogie e differenze, dove anche tradizione e sperimentazione, o figurativo e astratto, non richiamano più rigide dicotomie tra loro opposte, ma si integrano e si confrontano nella ricerca di ogni tempo e di luoghi e civiltà diverse.

cotte crude terre, Atelier 3 + 10, Associazione Culturale Internazionale, via Cappelletto, 20 Mestre dal 5 al 25 ottobre 2015, da lunedì a venerdì 10.00 – 17.00. Ingresso gratuito. Opere di Gianni Guidi, Giovanni Scardovi, Sergio Monari, Amir Sharifpour, Sima Shafti, Ilaria Ciardi, Sergio Zanni, Maurizio Bonora, Ampelio Zappalorto, Sarah Marchetto, Albertini e Moioli, Zhongqi Geng, Marija Markovi?, Valter ?erneka, Lorenzo Rumonato. Mostra a cura di Saverio Simi de Burgis