“Six Feet Under”- Il nuovo millennio si apre al futuro

Essenziali istruzioni per l’uso

Il nuovo millennio si apre con problemi e paure di ogni sorta. La società ricorda a fatica la televisione degli anni Cinquanta, se non (forse) solo attraverso la rielaborazione fatta da Happy Days. Le tematiche sono cambiate, le priorità non sono più le stesse e la famiglia sembra non essere più la fonte basilare dei racconti di formazione in televisione, in generale, e nelle serie televisive in particolare.
Appare, quindi, strano quando, nell’estate del 2001, HBO lancia una nuova serie che ne rielabora i meccanismi principali. Stiamo parlando del canale via cavo più importante della televisione americana, di conseguenza la cosa non può essere banale come sembra. Primo elemento che porta lo spettatore a capire questo fattore è il nome del creatore della serie: Alan Ball, fresco vincitore dell’Oscar per la migliore sceneggiatura originale di American Beauty, pellicola diretta da Sam Mendes.

Six Feet Under affronta tutto ciò che vi è di basilare nella vita di una persona: la morte, la famiglia e la vita. Per meglio capire il significato della rivoluzione linguistica con la quale vengono raccontati gli aspetti intimi e psicologici di tutti i singoli personaggi, nella serie di articoli proposti su questa straordinaria serie, verranno scandagliati in modo analitico.
La famiglia, in quel momento, prossimo all’attacco delle Torri Gemelle, è solo un luogo dal quale non si vede l’ora di poter scappare quando si compirà diciotto anni, nello stile che già i television movie e tanto cinema ci hanno insegnato.

Ed è questo che il protagonista di questa meravigliosa e perfetta serie ha fatto quasi venti anni prima. Nell’episodio pilota, Nate Fisher torna a casa per Natale a trovare la sua lugubre famiglia, ma un evento drammatico come la morte del padre (che muore in un incidente automobilistico avvenuto mentre lo sta andando a prendere all’aeroporto), sconvolge non solo la sua vita, ma soprattutto quella dell’intero nucleo famigliare.

La madre Ruth, una donna piena di idiosincrasie, bigotta e ossessiva gli implora di aiutare il fratello David nella conduzione dell’azienda di famiglia. I Fisher si procurano da vivere con il ricavato della propria attività di pompe funebri. È, quindi, la morte, scandagliata in tutte le sue angolature, che viene raccontata in ogni singolo episodio. Non a caso, nella scena iniziale di ogni episodio viene mostrato il momento e il modo in cui muore la persona della quale i Fisher dovranno occuparsi. Nessun dettaglio viene trascurato, anche il trattamento dei defunti prima di essere presentati alla veglia funebre.
In breve queste sono le notizie minime che qualunque spettatore deve essere a conoscenza per introdursi alla visione di un prodotto televisivo così complesso e complicato.
Per saperne di più leggete i prossimi articoli, vi sveleranno qualcosa di nuovo. Ah, dimenticavo, Six Feet Under va maneggiato con cura è altamente infiammabile!