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THE SMALL UTOPIA. ARS MULTIPLICATA

L'importanza dei multipli nell'arte del Novecento

La mostra a Ca’ Corner della Regina presenta oltre 600 opere, suddivise in base alle diverse aree culturali di appartenenza: cinema, musica, letteratura, arte applicata e opere d’arte in generale; per ogni settore la Fondazione ha promosso ricerche e approfondimenti avvalendosi della collaborazione di esperti.

L’utopia, il sogno dell’avanguardia è il tentativo di realizzare un’arte per tutti, un’arte in grado di invadere ogni campo della vita quotidiana e abbattere dunque la barriera che separa il prodotto artistico dalla massa. L’opera d’arte agli albori del XX secolo cambia volto, non è più contemplata come pezzo unico e inavvicinabile, al contrario, perde quell’aura sacra che la contraddistingueva nelle epoche passate, come ha spiegato Walter Benjamin, e si moltiplica per essere fruita a tutti i livelli. A questo progetto ideale aderiscono la gran parte dei movimenti artistici del Novecento: dai costruttivisti, futuristi, dadaisti e surrealisti fino all’arte moderna del dopoguerra, qui rappresentata dai movimenti op, pop, new dada e fluxus. Germano Celant, curatore dell’ esposizione e direttore artistico della Fondazione Prada, ha voluto mettere in luce sia le sperimentazioni adottate da gruppi di artisti come i maestri del Bauhaus, sia creazioni più individualiste come le opere dell’inventore del readymade: Marcel Duchamp. Il progetto è ambizioso: affrontare 75 anni di storia dell’arte attraverso i multipli delle opere, avendo così l’opportunità di osservare creazioni celebri da diversi punti di vista.

Al pianterreno le sale espositive offrono un’ampia panoramica di opere appartenenti a diversi settori, in primis il cinema che, fin dalla sua comparsa, viene individuato come strumento adatto a una comunicazione diretta con un pubblico vasto. Nella prima saletta vengono proiettati diversi video: dai primi esperimenti di Hans Richter fino alle sequenze psichedeliche di Harry Smith. Il percorso prosegue nelle sale dedicate all’ambito musicale tra i dischi lettristi di Ben Vautier, l’Expériences Musicales (1961) del duo Jean Dubuffet e Asger Jorn e gli Audiopoemi. Il materiale esposto proviene da numerosi musei e archivi internazionali, in particolare alcune sezioni sono nate dalla collaborazione tra la Fondazione Prada e il Reserch Centre for Artists’ publications del Weserburg/ Museo di Arte moderna di Brema.
Ricca di opere e documenti è la sezione legata al libro d’artista, strumento di diffusione democratica delle idee già utilizzato a inizio Novecento e tornato in auge negli anni della contestazione. Il pianterreno ospita anche le pubblicazioni delle avanguardie: nelle teche risplendono i volumi di Filippo Tommaso Marinetti, artefice del movimento futurista, e le Poesie Pentagrammatiche di Cangiullo; accanto compaiono le creazioni dei grandi avanguardisti russi come El Lissitzki e le riviste del Bauhaus.

Dopo una sosta nella saletta dedicata alle registrazioni sonore di Alberto Savinio, Mimmo Rotella, Isidore Isou… le sale espositive del primo piano colpiscono il visitatore per quantità e diversità degli oggetti esposti: sono presenti i giochi, vestiti e modellini di Balla e Depero, le illusioni ottiche del gruppo cinetico con le ingegnose macchine di Bruno Munari e le costruzioni di Jesùs Rafael Soto e Nicolas Schöffer. Di notevole impatto la sala dedicata al movimento Fluxus, con una teca colma di riviste e oggetti a documentarne l’operato. Accanto la sala del concettuale Beuys, presentato con i multipli delle celebri lepri, sono esposte le creazioni del Nouveau Realisme: gli oggetti implosi di Arman e le tavole imbandite di Daniel Spoerri. Grande spazio è dedicato alla genialità e ironia dei maestri del contemporaneo grazie alla molteplice presenza di pezzi storici come Fontana (1917), Ruota di bicicletta (1913) e ben tre versioni della Bôite-en-valise, tutte opere di Duchamp, i Cadeau (1921) di Man Ray, la Merda d’artista (1961) di Piero Manzoni e le Life mask (1966) di Claes Oldenburg. Ovviamente non può mancare il movimento che ha sviluppato la propria poetica legando la serialità dell’opera d’arte ad un’ottica consumista: la pop art dei Brillo Box (1969) di Andy Warhol e delle vignette di Roy Lichtenstein.

La moltiplicazione fa la differenza, sembra voler suggerire il curatore, la mostra svela avanguardia e neo-avanguardia attraverso piccoli particolari. Questa esposizione stuzzica la curiosità, da un lato fa emergere la carica ironica dei movimenti artistici che hanno caratterizzato il Secolo breve, dall’altro genera una riflessione profonda in merito alla realizzazione dell’opera d’arte, al suo significato e al rapporto con il pubblico.

The Small Utopia. Ars Multiplicata
6 Luglio 2012 – 25 Novembre 2012
Fondazione Prada – Ca’ Corner della Regina
Calle de Ca’ Corner –
Santa Croce 2215 – Venezia
Orari di apertura:
10 – 18, Martedì chiuso;
la biglietteria chiude alle 17.30
Biglietto:
10€, gratuito per minorenni e over 65 anni
Info:
tel. +39.041.8109161 (Venezia);
tel. +39.02.5467051 (Milano)
www.fondazioneprada.org;
info@fondazioneprada.org