VIDEOPOLIS 2004 – Festival video-cinematografico sulla rappresentazione dello spazio urbano

"La città come paesaggio sonoro"

Grazie alla collaborazione della Regione Veneto, è giunto alla sesta edizione questo festival di cortometraggi dedicati alla rappresentazione della città e dello scenario metropolitano, che quest’anno ha voluto concentrare la sua attenzione in particolare sul rapporto tra immagini urbane e musica.

E’ così che oltre alla sezione spazio- documentario (curata da Gianni Di Capua), quella distretto digitale e allo spazio cinema (a cura di Ezio Leoni, che ha scelto quest’anno di proiettare “Lisbon Story” di Wim Wenders e “Marathon” di Amir Naderi, film col quale il regista iraniano chiude la trilogia dedicata a New York) sono stati presentati due concerti accompagnati da video: “Frammenti da mondi perduti” dei L.E.E.D per la serata inaugurale, e “Electric Landscape” dell’Interensemble quella finale.

Tra le opere in concorso si sono visti lavori notevoli di giovani registi emergenti che hanno avuto occasione di testare le reazioni di un pubblico piuttosto consistente numericamente.
Inoltre, per il pubblico, l’iniziativa è stata un’ottima occasione (anche perché gratuita) per avvicinarsi ad una realtà che generalmente non gode di grande visibilità.
Il piccolo ma accogliente Cinema Torresino di Padova ha ospitato per questi cinque giorni anche una vetrina scuole, ma l’attenzione si è maggiormente concentrata sulle opere in concorso nelle diverse sezioni: documentario oggi, visioni digitali e city fiction.
Soprattutto al documentario come mezzo per eccellenza di ripresa della realtà urbana la manifestazione ha prestato più attenzione, premiando “Domà-Case a San Pietroburgo” di Michele Mellara e Alessandro Rossi, un lavoro che indaga sulla vita degli abitanti di San Pietroburgo a partire dalle loro abitazioni.
Con il premio (i fondi sono stati portati quest’anno alla cifra di 20.000.000 euro) assegnato loro dalla giuria presieduta da Folco Quilici, i due registi vincitori avranno il compito di realizzare un’opera sulla storia, la tradizione e la realtà sociale del Veneto.

Sempre nella sezione oggi, abbiamo visto lavori di notevole qualità, come per esempio “Dio era un musicista” di A.Segre, M.Grechi, C.De Ritis, i quali collaborando al progetto MusicRekk hanno fatto conoscere una realtà musicale a noi ignota, quella africana.
Notevole e toccante anche il film “I Malestanti trent’anni dopo” di L.Mandrile, C.Di Mambro e M.Venditti, che va trovare i protagonisti ormai cresciuti di “Diario di un maestro” di Vittorio De Seta (film che ha visto protagonisti giovani ragazzi di Roma) osservando i loro cambiamenti e quelli della realtà sociale della città di Roma.
Tra i premiati (anche dal pubblico) anche Riccardo De Cal, giovane regista trevigiano che nel suo inquietante “La città del silenzio” ha ripreso un ospedale psichiatrico della sua città destinato presto a scomparire.
Per la sezione visioni digitali è stato premiato il frenetico “Cane rabbioso” di E.Pandimiglio e C.Meneghetti, i quali hanno filmato i cosiddetti “cani rabbiosi”, i motoboys di San Paolo in Brasile che ogni giorno rischiano la vita per adeguarsi alla velocità e ai ritmi della città.
Si sta espandendo anche la sezione city fiction, all’interno della quale abbiamo visto opere come “3 mm” di A.Mellara, che con un lungo piano sequenza in soggettiva racconta la storia autobiografica di un regista romano vittima di una rapina in periferia.

In un clima totalmente differente ci trasporta “Duetto metropolitano” di F.De Bartolomei, opera nata dalla fusione di immagini girate dal regista durante un viaggio a Seoul e dal testo di un’e-mail inviata ai suoi amici.
Nasce così un racconto sussurrato (un po’ alla “Lost in translation” di S.Coppola) che si dipana lungo le strade di una trafficata Seoul.
Ma il vincitore della sezione è stato il film “Avorio collection” di L.De Nicola e M.Gatti che affronta in modo scanzonato il tema dell’immigrazione attraverso le vite di quattro giovani marocchini.
Tra gli eventi del festival, oltre alla proiezione del documentario “L’impero di marmo” di Folco Quilici, nella serata inaugurale ci sono state anche due proiezioni di “Quello che sento”, cortometraggio del regista vincitore l’anno scorso, Fabio Mollo.

Videopolis dunque non esaurisce il suo spazio nei cinque giorni dedicati alla rassegna, ma si propone come un progetto concreto di supporto per i giovani, i quali oltre a poter godere di maggiore visibilità nei giorni del festival, hanno l’opportunità di avere maggiori mezzi a loro disposizione per la messa in pratica delle loro idee.

VIDEOPOLIS 2004 – Festival video-cinematografico sulla rappresentazione dello spazio urbano; 23-27 novembre 2004,
Cinema Torresino, Padova – www.regione.veneto.it/videopolis