Venezia72: “Mountain” di Yaelle Kayam

La donna senza nome

Orizzonti 2015
Una donna devota vive con la sua famiglia accanto al cimitero ebraico del Monte degli Ulivi. Sola per gran parte del giorno, passeggia tra le tombe cercando di sfuggire alla noia delle faccende domestiche e alla frustrazione. Fino a che qualcosa scatterà nel suo intimo portandola a compiere un atto inaspettato e imperdonabile.

Una notte la donna esce di casa e sorprende una coppia che fa sesso tra le tombe. Sorpresa e incuriosita, decide di scoprire di più su ciò che accade, di giorno continua la sua routine di moglie, madre e casalinga, interotta solo da qualche incontro con l’operaio che lavora al cimitero e dalla letture di unn libro di poesie.

Trascurata da un marito più attento ai figli e ai dogmi religiosi che alla vita di coppia, la giovane donna scoprirà nelle sue uscite notturne che c’è un mondo per lei sconosciuto e mistorioso, una lenta scoperta che poco a poco le farà prendere coscienza di essere una persona diversa da come gli altri la vedono.

L’opera prima della regista israeliana Yaelle Kayam parte dal paesaggio del Monte degli Ulivi per raccontare la storia di una donna che per gran parte del film non ha nome. Tutti si rivolgono a lei in base a ciò che fa: i bambini la chiamano “mamma”, un muratore palestinese che lavora nel cimitero si rivolge a lei con “signora”, il marito non la chiama per nulla. Solo una prostituta le chiederà il nome, ma lo spettatore non sa se il Tzvia sia vero o inventato lì per lì.

Costruito con un susseguirsi di piccoli e apparentemente insignificanti episodi di vita quotidiana, il film avrà un epilogo la cui interpretazione è lasciata allo spettatore. Un lento, sistematico aumento della tensione narrativa che si stratifica giorno dopo giorno, passeggiata dopo passeggiata tra le tombe di un bianco accecante di giorno e così scure da essere quasi indistinguibili dalle pietre di notte: opposti come il bianco e il nero, rappresentazione stessa della duplice vita della donna.

Il Monte degli Ulivi a Gerusalemme è il luogo simbolo per le tre religioni monoteiste, sulle sue pendici c’è il più antico cimitero ebraico del mondo visitato ogni giorno da decine di persone da tutto il mondo. Ambientare qui la storia della donna è una precisa scelta stilistica della regista – “Mi interessa esplorare i personaggi attraverso il paesaggio – che sviluppa la storia in un microcosmo, quello della famiglia isolata dal mondo, nel quale la protagonista è ancora più isolata.

Guardando al di fuori della finestra della cucina la donna intuisce che c’è un mondo, che potrebbe esserci una salvezza, ma non sa né quando, né come.

E l’inaspettato, imperdonabile gesto che chiude il film appare come l’ultimo disperato grido di aiuto rivolto al mondo. O forse, per una diversa chiave di lettura, come l’unica via per la liberazione.

MOUNTAIN
Regia: Yaelle Kayam
Protagonisti: Shani Klein, Avshalom Pollak, Haitham Ibrahem Omari
Durata: 83
Nazione: Israele, Danimarca