“Vivan las antipodas!” di Victor Kossakovsky

Il mondo sottosopra

Se facessimo un buco sotto i nostri piedi e scavassimo fino ad uscire dall’altra parte del globo, cosa troveremmo? Che persone, che coincidenze casuali fra il nostro ed il loro, antipodico, modo di vita?

E’ questa l’idea di partenza del russo Victor Kossakovsky, che se non il migliore, potremmo definire uno dei più importanti documentaristi del suo paese. Qualche anno fa il Festival triestino di Alpeadria gli dedicò una meritata retrospettiva, e lì avemmo modo di conoscere il suo stile prima maniera, fatto di osservazioni pervicaci e apparentemente oziose di piccoli spunti urbani, visioni a lungo termine rubate attraverso la finestra di casa e casi umani rubati a una città distratta e tentacolare.

Questa volta il nostro ha deciso di abbandonare le vie della sua Pietroburgo e di ampliare il suo sguardo al mondo intero. Unendo attraverso il centro della Terra otto punti diversi, posti a coppie in posizione di Antipodi, Kossakovsky cerca delle consonanze, delle aderenze, dei contrasti che sfocino in similitudini antropologiche o geografiche fra luoghi che dovrebbero, per definizione, essere l’uno l’opposto dell’altro. Ed è così che con ardito montaggio delle attrazioni egli ritrova la forma di una balena spiaggiata in Nuova Zelanda nei contorni di un enorme masso di una riserva naturale spagnola, o ancora le rughe delle pelle di un elefante in Botswana nella superficie frastagliata di un’ondata di lava raffreddatasi nelle vulcaniche Hawaii.

Se lo sguardo di alcuni dei suoi primi film era puramente fenomenologico (osservava ciò che accade impercettibilmente, ma stupiva confrontando punto di arrivo e partenza), qui egli sceglie un approccio che dà maggiore sfogo alla funzione estetica. Non si scade nel documentarismo turistico, per carità, e neanche nella descrizione divulgativa, ma le osservazioni a tratti sghembe, a tratti dolcemente sarcastiche spingono ad interrogarsi se fra luoghi e realtà lontanissime non ci sia una sorta di corrispondenza di amorosi sensi, o come (se non erro) diceva Theodor Fontane nell’incipit di un suo romanzo: qualsiasi evento in un luogo della Terra si ripercuote inaspettatamente in un altro punto lontano, senza che le leggi fisiche possano fornirci spiegazioni soddisfacenti.

Non si tratta di rete cibernetica o di un mondo globalizzato. Kossakovsky probabilmente cerca di scalfire la dura superficie terrestre per trovare ragioni più profonde che ne motivino l’ulteriore sopravvivenza, per creare una rete di concomitanze antropologiche che ci rafforzino nella nostra “diversità biologica”. E’ una sorta di cine-occhio umanista il suo, che senza divenire lezioso o catastrofista, ci deve far sentire meno diversi e distanti. E meno appesantiti dai problemi del nostro derelitto pianeta: del resto, come dimostra l’ultima sua immagina capovolta, basta un bambino in verticale sulle mani per sostenere tutta la Terra…

Titolo originale: Vivan Las Antipodas!
Nazione: Germania, Argentina, Olanda, Cile
Anno: 2011
Genere: Documentario
Durata: 100′
Regia: Victor Kossakovsky

Data di uscita: Venezia 2011