Il 24 aprile inizia finalmente la 39a edizione del Bergamo Film Meeting, ormai uno degli appuntamenti più importanti nel panorama festivaliero italiano.
La modalità di fruizione dei film presentati inizialmente era stata pensata come mista, con accessi sì contingentati e capienza ridotta, ma con almeno una parte del pubblico in presenza; speranza vanificata – ovviamente – dall’attuale situazione epidemiologica che purtroppo perdura oltre le stime ottimistiche della direzione artistica del festival. Festival che, allora, come i gemelli che l’hanno preceduto nella calendarizzazione, è reso disponibile solamente per via telematica.
L”augurio è quello di riuscire a festeggiare la cifra tonda l’anno prossimo (con al 40a edizione) in condizioni sostanzialmente normali, tornando alle tradizioni di marzo, da sempre il mese prediletto. Per non parlare dell’anno ancora successivo, quando Bergamo e Brescia saranno capitali europee della cultura, evento in cui il BFM vorrà sicuramente recitare, con merito, una parte.
Nonostante tutto, per fortuna, la selezione di opere non risente di questo tipo di difficoltà, anzi, si presenta fin da subito come ampia e ricca, con interessanti variazioni al suo interno. L’unica vera costante è data dalla provenienza del film: quasi il 90% delle proiezioni riguarda il cinema europeo, facendo del vecchio continente l’indiscusso protagonista di questa edizione un po’ anomala, forse, ma solo nella forma.
Innanzitutto la sezione del concorso ufficiale (Mostra Concorso) vede competere sette film, tutti inediti in Italia, di autori di fatto nuovi, alle prese con l’opera prima o seconda. La giuria incaricata di assegnare il premio alla miglior regia è un triumvirato costituito da Martha Otte, Dominique Cabrera e Luciano Barisone.
Non meno interessante è la sezione “Visti da vicino“, che vanta il doppio dei film in gara ed è composta da produzioni indipendenti e documentari; i premi sono due e sono entrambi assegnati dalla CGIL di Bergamo.
“Europe, now!” invece è una retrospettiva duplice che vede proiettare la completa filmografia di due interessanti registi europei: la francese Mia Hansen-Løve e il portoghese João Nicolau. Si tratta di una dozzina di film totali fra lungometraggi e opere giovanili più brevi, il cui comune denominatore è rappresentato dallo sguardo intimista dedicato a singolari e complessi personaggi immersi nelle contraddizioni della contemporaneità.
E le retrospettive non si fermano qui, ce ne sono un paio dedicate a due giganti in parte misconosciuti del cinema continentale contemporaneo, direttamente dal cuore tedesco e francese d’Europa, vale a dire Volker Schlöndorff e Agnès Varda. Per la pioniera della nouvelle vague il BFM si appoggerà a MUBI, la piattaforma streaming di nicchia dei cinefili veri, regalando un mese omaggio assieme a tutte le forme di abbonamento – il nostro consiglio è quello di approfittarne senza remore, perché la cineteca offerta dal sito principe dell’arthouse è veramente pazzesca. In via del tutto eccezionale, vi sarà un’altra retrospettiva ancora, dedicata al cinema d’animazione in questo caso, in particolare a Izabela Plucińska, maestra della claymation, il cinema con la plastilina a passo uno.
Due sono anche gli omaggi, con proiezione della filmografia parziale, dedicati a due nomi di punta del cinema dell’Europa orientale come Jerzy Skolimowski e Márta Mészáros: il BFM dispone la visione di sei film del primo e di cinque della seconda.
E poi talk sui punti d’incontro tra il cinema autoriale di questi anni e l’arte contemporanea, incontri per ragazzi in età scolare in modo da avvicinare al cinema i giovani, e ancora altri eventi speciali e percorsi realizzati in collaborazione con altri enti e istituzioni con cui il BFM lavora da molti anni: tutto questo al Bergamo Film Meeting 39, dal 24 aprile al 2 maggio, in streaming on demand su MyMovies.






