Cesare Catà in scena con “Sono single perché l’universo è un’aporia ontologica”

Di Cesare Catà, filosofo e performer teatrale, abbiamo sentito parlare quando, qualche anno fa, diede ai propri studenti dei compiti per le vacanze molto speciali. Chi poi abbia continuato a seguirlo, non avrà perso le sue interessanti pubblicazioni letterarie e le molte lezioni-spettacolo in cui ha raccontato scrittori e poeti attraverso performance simpatiche adatte a tutti, dal titolo Magical Afternoon. Nelle Marche è ormai una celebrità, tanto che ogni sera viene chiamato da un locale o da un ente diverso per intrattenere il pubblico, che lo ama follemente. Ora torna in scena con “Sono single perché l’universo è un’aporia ontologica”, un monologo in cui il teatro, la storia e la letteratura si fondono in un testo divertente, colto, dal ritmo serrato e dai contenuti ricchi.

Non è la prima volta, a dire il vero, che Catà si cimenta in monologhi di un certo spessore: ricordiamo a tal proposito il suo “Shakespeare e altre fregnacce”, in cui protagonista indiscusso era ovviamente il drammaturgo inglese. Questa volta, invece, Cesare sceglie di trattare un tema attuale, probabilmente caro a molti: come ci si sente ad essere un single incompreso? Scopriamo allora che la condizione dello scapolo è quanto mai soggetta a discriminazioni e pregiudizi, nonostante siamo alle porte del 2020. Così, partendo dal racconto di esperienze personali piuttosto divertenti, Catà si addentra a poco a poco nel difficile rapporto tra uomo e donna, dovuto principalmente a una diversa visione dell’amore e della vita. Ma non è tutto: senza dimenticare il suo ruolo di insegnante e mentore, Cesare arricchisce lo spettacolo di molte storie tratte dall’antichità, scegliendo quindi di focalizzare l’attenzione non più sulla letteratura inglese, bensì sui miti greci, a cui dobbiamo buona parte delle nostre credenze e del nostro bagaglio culturale.

Ne esce fuori uno storytelling frizzante, intellettualmente stimolante e al tempo stesso divertente, grazie anche ai continui rimandi alle buffe abitudini e cadenze marchigiane. Uno spettacolo, insomma, dove Cesare Catà dimostra di essere non soltanto un bravissimo sceneggiatore e attore, ma anche un docente dotato dello speciale talento di saper diffondere la cultura in modo semplice alle grandi masse, che è poi l’obiettivo più nobile da raggiungere per un insegnante. Lo spettacolo, dal titolo “Sono single perché l’universo è un’aporia ontologica”, è firmato dalla regia di Rebecca Liberati ed è una produzione Lagrù. Di recente è stato rappresentato davanti a un pubblico entusiasta presso la Rocca Tiepolo di Porto San Giorgio, ma non sarà l’ultima tappa in regione.

Cesare come è nata l’idea dello spettacolo?

“Mi affascinava raccontare una cosa molto personale e molto moderna, come la condizione del maschio single del nuovo Millennio, la quale tuttavia possiede dei rimandi profondi alla mitologia antica. Si tratta di un argomento che, a un tempo, è suscettibile di forti analisi filosofiche, narrabile attraverso pezzi teatrali appassionanti, nonché foriero di motivi ironici potenzialmente molto spassosi. Dunque, ho abbracciato l’idea di creare un monologo tragicomico attorno a questo tema. Dopo l’anteprima primaverile al Teatro “Giusti” di Sant’Elpidio a Mare, lo spettacolo è stato portato in scena in doppia replica alla Rocca di Porto san Giorgio e ora girerà per un po’ tra i teatri”.

Perché i miti greci sono così importanti per la nostra cultura attuale?

“I miti sono storie che compongono quello che siamo: a ogni latitudine l’essere umano abbia concepito storie tradizionali, siano esse nella forma della fiaba o del mito, in gioco troviamo elementi fondativi della nostra psiche più profonda. Si tratta in fondo di quello che la filosofia junghiana definisce “archetipo”. Ciò è tanto più vero per la cultura greca. Ne siamo consapevoli o meno, l’Europa è una conseguenza di quanto, nel giro di un paio di secoli, alcune menti straordinarie hanno concepito e portato a termine in Grecia nei tempi antichi. Un poeta che amo, Percy Shelley, diceva che “siamo tutti greci”. Condivido in pieno. La cultura, la lingua, la mitologia dei Greci definisce quello che siamo. Senza uno sguardo a quel passato, ci manca un pezzo essenziale per capire qualsivoglia forma umana dei nostri giorni”.

I tuoi prossimi progetti?

“Spero che “Sono Single perché l’universo è un’aporia ontologica” possa girare il più possibile. Poi riprenderò con nuove lezioni-spettacolo tra biblioteche, pub, teatri, spiagge e boschi. Nel frattempo, sto completando alcuni lavori di traduzione e alcuni saggi, di cui uno sul mio amato Yeats. E poi, come sai, c’è sempre in cantiere un romanzo… Una storia d’amore disperato, ma non so quando questa storia sarà destinata a essere infine narrata. Forse presto. Chissà”.

Per maggiori informazioni: www.cesarecatacesare.it

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Chiara Giacobelli è una scrittrice e giornalista nata nel 1983. Si è laureata a pieni voti in Scienze della Comunicazione e poi Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. E' iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2006 e ha pubblicato undici libri, tra cui il pluri-premiato saggio biografico "Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo" realizzato insieme ad Alessio Accardo di Sky Cinema e al critico Federico Govoni. Nel 2016 è uscito il suo romanzo d'esordio "Un disastro chiamato amore" edito da Leggereditore del gruppo Fanucci. Come giornalista collabora anche con il gruppo Cairo Editore (Bell'Italia e In Viaggio), Affari Italiani, Luxgallery, oltre a tenere un blog culturale sull'Huffington Post. Il suo sito è www.chiaragiacobelli.com, oppure potete seguirla tramite Facebook, LinkedIn e Twitter.