Luc Besson riporta sul grande schermo una delle figure più iconiche della letteratura gotica: Dracula. Il regista, tuttavia, abbandona l’immagine del mostro per concentrare l’attenzione sull’uomo che si cela dietro la leggenda.
Vlad (Caleb Landry Jones) è un giovane principe innamorato profondamente della sua Elisabeta (Zoë Bleu). La guerra però imperversa ed Elisabeta ne rimane vittima, questo dolore porta Vlad a rinnegare Dio, gesto che farà ricadere su di lui la maledizione dell’immortalità. In questo nuovo riadattamento il fulcro centrale, come già suggerito dal titolo è l’amore o, meglio, l’amore perduto. Il celebre conte attraversa i secoli alla ricerca dell’amata, fiducioso che il destino li possa ricongiungere. Passano gli anni e Vlad sembra ormai aver abbandonato il suo intento, finché l’arrivo di un giovane al castello non riaccende in lui la speranza di poterla ritrovare.

In buona parte l’operazione che Luc Besson attua è una vera e propria riscrittura del classico di Stoker, l’ambientazione è diversa da quella del romanzo, la narrazione infatti si sposta nella Parigi del XIX secolo, a cui fanno da sfondo i festeggiamenti per il centenario della Rivoluzione Francese. Il personaggio di Dracula muta profondamente, non assimilabile ad altre rappresentazioni cinematografiche di vampiri, qui prende le sembianze di un dandy affascinante e misterioso, senza particolari poteri soprannaturali, ma che idea un profumo capace di controllare le persone, formando una schiera di adepti che vadano per lui alla ricerca di Elisabeta.
Un elemento inedito è l’inserimento di un nuovo personaggio, Maria (interpretata da Matilde De Angelis), una tra le vittime del profumo di Vlad, vampira irriverente ed energica, completamente devota al ”suo signore’’, che risulta ben integrata con il resto della storia. Figura invece che si contrappone è quella del prete appartenente ad un ordine dedito alla caccia del vampiro da secoli, interpretato da Christoph Waltz, di indubbia bravura attoriale sebbene qui non particolarmente incisivo.

La pellicola di Luc Besson, dunque, nel suo complesso risulta suggestiva ma non del tutto convincente. Visivamente possiede dei punti di forza ben evidenti, a differenza del tessuto narrativo che presenta qualche debolezza. Quella che viene fatta dal regista è la scelta di raccontare una storia conosciuta ma di farlo in modo diverso, prendendo le distanze dalla dimensione orrorifica e restituendo un ritratto romantico che vira più al gotico e al fantastico – come, ad esempio, i gargoyle che ricordano inevitabilmente quelli del Gobbo di Notre Dame – dando origine ad un mix eterogeneo di elementi ed idee che, pur affascinanti singolarmente, non sempre risultano pienamente coerenti nel loro insieme.












