Finalement è una “favola musicale” diretta da Claude Lelouch e presentata Fuori Concorso all’81^ edizione del Festival del Cinema di Venezia.

Al centro della narrazione, piuttosto aggrovigliata, c’è Lino (Kad Merad), la cui vera identità e professione vengono, in un primo momento, nascoste. Lino infatti finge di essere qualcun altro, la sua vita privata, al lavoro e in famiglia gli va stretta. Scopre inoltre di avere una degenerazione fronte-temporale, che chiama “la follia dei sentimenti”, che priva i suoi discorsi di qualsiasi possibile filtro, e lo porta, dunque, a dire sempre e soltanto ciò che realmente pensa.

Si tratta quindi di un film basato sul contrasto tra desideri e doveri, sincerità e menzogna: binomi di certo non nuovi nel contesto della settima arte, ma questioni sempre valide da analizzare.

Molti personaggi secondari ruotano attorno al protagonista, talvolta con storie più interessanti e credibili – come quella di Sandrine, sorellastra che conosce solo in età adulta – altre con episodi dallo svolgimento più irrisolto, come la conoscenza della donna che vive su una barca.

La pellicola inoltre è una sorta di road movie in giro per la Francia: oltre a luoghi turistici, come Mont Saint-Michel, vengono mostrati paesaggi autentici e meno contaminati, un aspetto piuttosto singolare essendo l’opera un musical.

Dal punto di vista narrativo uno dei passaggi più riusciti riguarda certamente la religione: c’è ironia ma anche diverse possibilità di una fede sincera, e una riflessione profonda del rapporto che ogni singolo può avere con il divino.

Le performance attoriali sono generalmente buone, anche se a spiccare è senza dubbio il protagonista, in effetti unico personaggio con uno spessore e una profondità psicologica di maggiore livello.

Le scene cantate sono in gran parte gradevoli, ad esclusione però del finale, che tarda ad arrivare e reitera quanto espresso precedentemente.

La messinscena, soprattutto dal punto di vista fotografico, è tutto sommato ben costruita, in maniera particolare nella prima metà della pellicola.

Il grande pregio di quest’opera è il significato, sebbene alcune pecche nella realizzazione siano purtroppo evidenti, la gioia di vivere e di amare sono tangibili e prorompenti.