Gianni Schicchi, di Damiano Michieletto
Gianni Schicchi, opera lirica musicata da Giacomo Puccini su testo di Giovacchino Forzano, composto tra il 1917–18, non ha certo bisogno di presentazioni.
Merita invece una presentazione ma soprattutto un caloroso lungo e commosso applauso la trasposizione filmica di quell’opera, che, vale ricordarlo, si basa nientemeno che su un episodio del Canto XXX dell’Inferno di Dante.
Damiano Michieletto, veneziano, classe 1975, uno dei registi d’opera più quotati del momento, recupera il clima dantesco grazie all’ambientazione in Toscana, con immagini meravigliose di quella affascinante terra. Ma la grande bravura è quella di trasporre la vicenda ai giorni nostri, pur senza mutare in nulla il testo di inizio Novecento. Si nota così come tutto fila perfettamente e anzi persono meglio che nell’opera in versione “tradizionale”: trovano infatti finalmente giustificazione emotiva e concreta, umanissima e vera, episodi come proprio la struggente romanza “babbino caro… pietà di me…”. E l’imbroglio stesso di Gianni Schicchi si spiega con un significato nobile e profondo.
In questo ibrido tra film e opera pucciniana tutti gli attori, tranne Giancarlo Giannini (Buoso Donati) cantano in presa diretta. Il “provocatore” Michieletto (si ricorda una sua Bohème nella quale Mimì – Anna Netrebko- è vestita da Amy Winehouse; o una Madama Butterfly con riferimenti al turismo sessuale), provoca ancora, ma qui la provocazione si fa meraviglia che sa appassionare tutti, anche chi mai avrebbe messo piede in un teatro per vedere un’opera E dunque, ha fatto centro.
Di altissimo livello è la recitazione dei cantanti: il baritono Roberto Frontali è Gianni Schicchi, la soprano Federica Guida interpreta Lauretta (celeberrima “Oh mio babbino caro”), il tenore Vincenzo Costanzo fa Rinuccio, la mezzosoprano Manuela Custer è Zita, oltre ai tantissimi comprimari. E poi c’è la musica, la grande, bella e suadente musica di Giacomo Puccini.
Produttore è Genoma Films di Paolo Rossi, figlio del compianto Raffaele Pisu.
La pellicola è presentata fuori concorso al 39° Festival del Cinema di Torino.






