Il genio di Tintoretto a Palazzo Ducale

Fino al 6 gennaio

Restano pochi giorni disponibili per visitare le due mostre dedicate a Tintoretto (Venezia 1519-1594), di cui si celebra il cinquecentenario della nascita.

Le tele del periodo giovanile si possono ammirare alle Gallerie dell’Accademia di Venezia lungo il percorso della mostra “Il giovane Tintoretto” mentre a Palazzo Ducale, sempre fino al 6 gennaio, è possibile visitare una illuminante retrospettiva del genio veneziano con molte opere del periodo maturo.

L’esposizione a Palazzo Ducale si apre con un’opera di piccolo formato che ci presenta immediatamente il personaggio: un giovane dalla chioma scura e la barba rossastra volge il capo verso di noi e imprime il suo sguardo intenso e ambizioso nella mente del pubblico. L’Autoritratto di Tintoretto, realizzato nel 1546-47, contiene a priori tutti gli anni di intensa attività che hanno visto l’artista tra i protagonisti di uno dei secoli più prolifici della pittura veneziana.

Nato in una famiglia di tintori, la leggenda lo vede apprendista nella bottega del Tiziano che, capitone immediatamente il talento, lo allontana. L’artista matura dunque il proprio stile ispirandosi a diversi importanti maestri dell’epoca, ammirando soprattutto Michelangelo di cui copia la materialità dei nudi in diversi schizzi. La mostra ha il merito di incuriosire il visitatore proprio riguardo al concepimento dell’opera, dimostrando il lavoro incessante di Tintoretto per la realizzazione di una tela. Nei disegni in gessetto su carta azzurra si può individuare l’utilizzo di manichini per lo studio delle composizioni, come riporta Carlo Ridolfi – Tintoretto era solito creare dei modellini in cera o creta per progettare la scena. Così in mostra si può apprezzare il bozzetto dell’opera Il Doge Alvise Mocenigo presentato al Redentore che svela le diverse prove dell’artista. Sappiamo pure che spesso egli utilizzava modelli di nudo maschile anche per opere a soggetto femminile, un escamotage utile soprattutto quando doveva riutilizzare una tela già dipinta e trasformarla in un’altra storia. Anche di questo in mostra sono presenti alcuni esempi come Matrimonio mistico di Santa Caterina.

Tintoretto ha dipinto moltissime opere per la città di Venezia, per il governo della Serenissima e per le importanti Confraternite, dipinti destinati a palazzi del governo, chiese e case di cittadini privati, ha creato dei capolavori come Susanna e i vecchioni, eccezionalmente giunto a Venezia dal Kunsthistorisches Museum di Vienna e Origine della via Lattea dalla National Gallery di Londra.

Anche nelle sue tele meno conosciute, spesso opere originariamente destinate a luoghi di culto, lo spettatore può individuare l’originalità di questo artista, il suo stile unico che rintracciamo in una composizione audace, nel senso di vitalità e movimento che riesce a donare ai personaggi (ad esempio in Creazione degli animali e Deposizione dalla Croce), osserviamo i dettagli che evidenziano alcuni tratti del racconto come le perle che cadono a terra quando Tarquinio tenta di violare Lucrezia. Tintoretto dimostra altrettanta capacità nell’uso della luce, grazie a SaveVenice alcune opere tornano a risplendere come San Marziale in gloria che riacquista la sua luminosità e l’intero ciclo di quattro tele che celebrano la potenza della Serenissima in una serie di allegorie attentamente studiate (Nozze di Bacco e Arianna, La fucina di Vulcano, Mercurio e le tre Grazie, Minerva protegge Pace e Abbondanza da Marte).

Grazie alle sue incredibili doti artistiche e promozionali (è risaputo che Tintoretto aveva molti nemici tra i colleghi artisti poiché spesso utilizzava dei trucchi per guadagnarsi la commissione di un’opera, proponeva prezzi competitivi e riusciva a realizzare le opere in tempi molti ristretti) l’artista ha diretto una bottega fiorente a Venezia, aiutato dai figli Marietta e Domenico. Proprio la figlia era l’assistente di molte opere, tra cui i numerosi ritratti che rappresentavano una fonte sicura di sostentamento per la famiglia. Nonostante l’eleganza di alcuni ritratti, come quello di Jacopo Sansovino, proprio questo tipo di opere rappresentano un momento di staticità nel percorso di mostra.

Anche nell’ultimo periodo della sua vita il maestro ha saputo creare dei dipinti coinvolgenti come Flagellazione di Cristo, tela dai tratti moderni proveniente dal castello di Praga e recentemente restaurata. La mostra si chiude infine con il celebre Autoritratto del Louvre, questa volta l’uomo che ci osserva è anziano, con capelli e barba imbiancati dagli anni, stanco perché ha attraversato un secolo di guerre politiche e di religione, ha superato il periodo della peste e alcuni lutti familiari, tuttavia in quegli occhi scuri riusciamo ancora a cogliere un carattere deciso e indomabile.

L’invito è a proseguire l’itinerario visitando le altre sedi in cui si trovano dei capolavori come le chiese di San Cassiano, la Madonna dell’Orto o la Scuola Grande di San Rocco, che ha appena rivoluzionato il suo sistema di illuminazione proprio per permettere di godere appieno dell’arte di un eccezionale maestro.