Dopo sei anni di recital belcantistici al Teatro Massimo di Palermo, finalmente la soprano anglo-australiana Jessica Pratt arriva sul palcoscenico panormita per donare la sua voce di coloratura a La Sonnambula (1831), una delle più straordinarie opere di Vincenzo Bellini. Un nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Real di Madrid, il Teatro Liceu di Barcellona e il New National Theatre di Tokyo, il Massimo si dimostra ancora una volta capace di tessere la tela di una grande collaborazione internazionale con una protagonista apprezzatissima in tutto il mondo e oramai naturalizzatasi italiana. Avendo nella stessa stagione messo in scena anche L’Elisir d’amore (1832) di Gaetano Donizetti in coproduzione con l’Opera di Roma, La Sonnambula di Bellini giunge a Palermo come pendant ideale, giacché rappresenta l’antecedente tematico e atmosferico dell’opera donizettiana. In effetti, moltissime sono le attinenze nella trama campestre dei due melodrammi, basati su vari equivoci tra i villici creduloni e uno scaltro foresto.

Mentre L’elisir donizettiano esplora il lato farsesco in tutta la sua potenzialità, La sonnambula belliniana su libretto di Felice Romani rimane saldamente ancorata alla tensione drammatica offerta dalla protagonista Amina. Proprio per questo l’aggiornamento scenico della regista Bárbara Lluch cala il racconto in uno scenario quasi surrealista, ammantando personaggi e ambienti in un crepuscolo perenne che lascia tutti sospesi nel tempo. Questa atmosfera di pathos strisciante è enfatizzata dalle coreografie contemporanee a scena muta con cui il direttore del Corpo di ballo Jean-Sébastien Colau enfatizza gli stati psicologici della povera sonnambula ingiustamente accusata e abbandonata all’altare.

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Nel cast brilla il soprano Jessica Pratt, voce sempre più matura e precisissima nel repertorio belcantistico, talvolta molto pallida nel rendere l’eterea presenza di Amina. Il Rodolfo interpretato dal basso Carlo Lepore, poi, è un’autentica colonna portante di questa Sonnambula del Massimo. Solidissima la direzione di Giuseppe Mengoli che si prodiga per mantenere fluidità tra i passaggi corali e l’interpretazione dei cantanti principali. Un plauso speciale va al Coro del Teatro Massimo, diretto da Salvatore Punturo, chein quest’ opera donizettiana agisce come un solo personaggio.

Lo spettacolo è andato in scena dal 17 al 23 ottobre 2025.