Nella zona rurale e depressa dell’Alta Marna, una regione che si trova est rispetto a Parigi, tre amici, Mika (Paul Kircher), Dan (Idir Azougli) e Tony (Salif Cissé), che hanno oltrepassato l’adolescenza, si godono la vita a modo loro, in un luogo che nulla ha da offrire alla loro età, tra una scorribanda, qualche canna e cocktail economici.
Una sera tornando a casa, compiono una stupida bravata che li porta diritti diritti a un processo. Ma quell’azione li metti fronte alle loro nude responsabilità.
Per dimostrare, una volta giunti al processo, che hanno imboccato la “retta via”, Mika, che ha seri problemi di alcolismo, entra volontariamente in un centro di disintossicazione, mentre gli altri due iniziano a lavorare in una discarica di scorie nucleari.

Presentato nella sezione Un Certain Regard del 78° Festival di Cannes, il secondo lungometraggio di Charuel, dopo Bloody Milk (Petit paysan) presentato alla Settimana della Critica del 2017, è un film sull’amicizia e sulla responsabilità del crescere.
Il regista insieme al co-sceneggiatore Claude Le Pape fornisce una panoramica essenziale ma esaustiva sulla desolazione dell’ambiente in cui questi giovani sono cresciuti.
C’è una forte ambizione in questa storia che intreccia temi sociali a temi ambientali. Se questo intreccio da un lato è originale e interessante, dall’altro appesantisce lo sviluppo narrativo, distaccando l’emotività del pubblico.