Mother è l’ultimo film della regista macedone Teona Strugar Mitevska, presentato il primo giorno di proiezioni dell’82. Mostra Internazione d’Arte Cinematografica di Venezia nella categoria Orizzonti.
Viene narrata la storia di Madre Teresa pochi giorni prima di ricevere l’autorizzazione da parte del Papa per poter lasciare l’ordine a cui apparteneva per fondarne uno proprio, insomma quando a Calcutta era ancora la madre superiora delle suore di Loreto.
La macchina da presa segue incessantemente la donna durante la cura dei malati che affollavano le strade, durante l’amministrazione del chiostro, durante le occasioni di confessione, durante i momenti di preghiera o di pasto e anche nella scoperta del tradimento commesso ai suoi danni da suor Agnieszka, sua confidente e, si potrebbe osare anche dire, “amica”.
Così come dichiarato dalla stessa regista, la sua intenzione è quella di tratteggiare il profilo di una donna di fede “severa, brusca, inflessibile, eppure materna ben oltre la nostra comprensione”. Sullo schermo Madre Teresa di Calcutta viene presentata quasi come una figura femminista ante tempore: una suora che non vuole rimanere al suo posto, chiusa in un convento, ma che vuole uscire da quelle quattro mura, poichè sa che fuori può essere di maggiore aiuto, una suora che non permette ad una delle sue sorelle di chiamare il prete perchè: “Che cosa può fare lui che non possiamo fare noi?”. C’è da dire che la cineasta non tace sulla posizione di Madre Teresa di Calcutta in merito all’aborto, che definiva come il più grande distruttore di pace oggi al mondo, ma tale viene trattata come una patata bollente che presto cede il posto al ben più sicuro desiderio di maternità che forse la suora provò in una lunga crisi spirituale.
Ciò a cui assistiamo è una chiara re-beatificazione. Sullo sfondo di una buona regia e sceneggiatura la figura della santa, però, risulta incompleta nella sua caratterizzazione e, forse, sarebbe meglio ricercare altrove una sua rappresentazione più aderente alla realtà.







