Riapre al pubblico, dopo una breve pausa estiva, la Galleria Modernissimo di Bologna. Ad accogliere i visitatori è la mostra Otto viaggi di un romanziere, straordinario itinerario biografico, storico e artistico dedicato al genio di Georges Simenon.

Accanto a questa, sarà possibile esplorare un percorso espositivo più raccolto ma non meno significativo, specie per i cinefili: Prima del cinema la pittura. Si tratta di una mostra, visitabile sino al 6 ottobre, che rivela un lato meno noto – ma tutt’altro che marginale – dell’opera di Matteo Garrone. Prima di affermarsi come regista, Garrone si è a lungo dedicato alla pittura, intessendo un linguaggio che appare oggi come la matrice originaria del suo cinema.
L’esposizione ripercorre un ampio arco biografico: dai disegni d’infanzia ai dipinti a olio della prima maturità. Protagonisti sono ritratti, nature morte e scene domestiche, che restituiscono alcuni nodi centrali della poetica del regista candidato al Premio Oscar: la messa in scena, la luce, il colore. Sono opere che, pur nella dimensione statica dell’immagine, lasciano intravedere una tensione narrativa in movimento, tipica del cinema. “Sono passati decenni da quando ho smesso di dipingere – confessa Garrone – ma non ne ho mai sentito la mancanza perché credo che la pittura sia presente in tutto il mio cinema”.

Percorrendo i dipinti, lo spettatore si imbatte in atmosfere enigmatiche popolate da figure colte in attimi di sospensione. Particolarmente significativi i ritratti: la superficie pittorica appare come lacerata; i volti affiorano dalle fenditure, offrendosi allo spettatore come testimonianza di una resistenza che sfida il tempo e l’oblio.

L’iniziativa, realizzata dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con SIAE e Rai Cinema, assume anche il valore di un “esperimento culturale”: dimostrare come la comprensione di un’opera cinematografica possa essere arricchita dalla conoscenza delle sue premesse artistiche. Prima del cinema la pittura non si limita a documentare un passato, ma propone una riflessione sul rapporto tra immagine fissa e immagine in movimento, tra pittura e cinema. A Bologna, Garrone offre così non solo un ritorno alle proprie origini, ma anche una chiave per comprendere la coerenza di una ricerca estetica e poetica che, al di là dei mezzi espressivi, rimane profondamente fedele a sé stessa.







