Sicilia, anni Sessanta. Lia ha 21 anni, le piace andare in campagna e lavorare con il padre, che è fiero di averla al suo fianco, anche se lei è “femmina” e dovrebbe stare a casa a prendersi cura delle faccende domestiche con la madre.

Lia è una giovane e testarda, e il suo sguardo attira le attenzioni del giovane Lorenzo Musicò, figlio del boss del paese. Quando lo rifiuta, Lorenzo organizza con i suoi compari un rapimento, per prendersi con la forza quello che lui ritiene essere suo.
Ma quando tornano a casa, Lia fiera compie un gesto eclatante e potente, appoggiata dai genitori: rifiuta il matrimonio riparatore e trascina Lorenzo, e i suoi complici, in tribunale.

Già autrice del cortometraggio del 2017   Marta Savina scrive e dirige questo film romanzato, ma coinvolgente, ispirato alla prima donna che rifiutò il matrimonio riparatore (conseguenza di uno stupro) e portò alla modifica della legge.
Franca Viola ha contribuito in modo decisivo all’abrogazione – arrivata con i tempi italiani solo nel 1981 – dell’articolo del Codice penale italiano (l’articolo 544) che prevedeva che, a patto che la persona abusata sposasse il proprio aguzzino, il reato di violenza carnale si estinguesse.

Già oggetto di un film con Ornella Muti, La moglie Bellissima del 1970 diretto da Damiano Damiani, torna oggi – l’8 marzo – nei cinema la storia di Franca Viola.
Primadonna è un film semplice, sobrio che con sicurezza arriva al cuore del dramma vero, e ha il grande potere di far riflettere. Per questo ci auguriamo che venga promosso nelle Scuole per portare a conoscenza questa vicenda – ricordiamo: le legge italiana legalizzava lo stupro – che è “dietro l’angolo” nella Storia d’Italia.